L’Archivio Sibilla Aleramo è parte del patrimonio degli Archivi della Fondazione Gramsci.

 

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Le carte 
Lasciato per testamento al Partito comunista italiano e versato all’Istituto Gramsci nel gennaio 1960 l’Archivio Sibilla Aleramo comprende la sua copiosa corrispondenza (oltre 25.000 lettere), i manoscritti e gli appunti preparatori dei suoi lavori editi e inediti, i testamenti, una corposa rassegna stampa comprendente sia i suoi articoli sia quanto su Aleramo è stato scritto e un gran numero di fotografie che ritraggono la scrittrice e molti dei suoi amici e conoscenti. Accanto all’Archivio la Fondazione conserva anche la biblioteca di Sibilla Aleramo formata da 1.532 tra volumi e opuscoli, molte prime edizioni delle sue opere e delle traduzioni di queste, volumi di letteratura molti dei quali postillati o con dediche autografe.

 

Sibilla Aleramo
Rina Faccio (Marta Felicina) nasce il 14 agosto 1876 ad Alessandria da Ambrogio, ingegnere e insegnante di scienze, e Ernesta Cottino. Un anno dopo la famiglia si sposta a Vercelli, dove nel 1879 nasce la sorella Corinna, e successivamente a Milano dove Rina frequenta le scuole elementari legandosi alla sua maestra Giuseppina Tavola e dove vengono alla luce il fratello Aldo e nel 1883 la sorella Iolanda. Nel luglio 1888 la famiglia Faccio si trasferisce a Porto Civitanova Marche dove Ambrogio era stato incaricato di dirigere la filiale di una vetreria milanese.
Qui Rina prosegue la sua formazione scolastica sotto la guida paterna – a Porto Civitanova non esistevano scuole superiori a quelle elementari – e dai dodici ai quindici anni lavora quale contabile nell’azienda del padre. Nel 1889 Ernesta Cottino, dopo una serie di crisi depressive sempre più gravi tenta il suicidio gettandosi dalla finestra, Rina le subentra nel governo della casa alternando i lavori domestici all’impiego nella vetreria. L’anno successivo accompagna il padre in un viaggio in Umbria, nelle Puglie, a Napoli e a Roma. Nel 1892 viene violentata da Ulderico Pierangeli impiegato anch’egli nella vetreria; lo sposerà l’anno successivo, mentre la madre viene reclusa nel manicomio di Macerata dove resterà fino alla morte avvenuta nel 1917. Fra il 1892 e il 1894 comincia le collaborazioni (con gli pseudonimi di Nira o Reseda) con alcuni periodici regionali occupandosi della cronaca mondana.
Il 3 aprile 1895, dopo un aborto, nasce il figlio Walter. L’anno seguente, sottoposta a continue vessazioni dovute alla gelosia del marito, tenta il suicidio. In questo periodo matura la coscienza politica e sociale di Rina, che intreccia rapporti epistolari con gli ambienti giornalistici e comincia a collaborare con diversi periodici tra cui «Vita moderna» e «Vita internazionale»; la questione femminile è al centro dei suoi interessi e dei suoi scritti. Sono gli anni in cui entra in contatto, fra gli altri, con Alessandrina Ravizza, Paolina Schiff, che le affida il compito di creare una lega femminile nelle Marche e Arrigo Levi Morenos che le chiede di costituire una sezione dell’Unione morale a Porto Civitanova. Nel 1899 la famiglia Pierangeli si trasferisce a Milano, qui Rina dirige per pochi mesi il periodico «L’Italia femminile» fondato proprio quell’anno da Emilia Mariani. Frequenta l’ambiente socialista milanese, conosce Felice Damiani, Giovanni Cena, Ada Negri e Ersilia Majno, fondatrice dell’Unione femminile e entra in contatto con Umano – il filosofo di Una donna – presentatole da Alessandrina Ravizza. Alla fine del 1899 intreccia una breve relazione con Felice Damiani, che durerà fino al suo trasferimento a Roma. Nel 1900 rientra a Porto Civitanova Marche, la distanza la costringe a rinunciare alla direzione de «L’Italia femminile» ma intensifica la sua collaborazione con «Vita internazionale» e inizia a curare per «Novocomun» la pagina letteraria e a collaborare con il «Cyrano de Bergerac». Nel giugno 1901 stende “il nucleo generatore di Una donna” una riflessione sulla maternità.
Nel febbraio 1902 abbandona Porto Civitanova lasciando marito e figlio per trasferirsi a Roma presso la sorella Iolanda. Inizia una battaglia per ottenere la separazione legale e la custodia del figlio, non riuscendo a ottenere né l’una né l’altra: dopo pochi anni le verranno infatti interdetti anche i rapporti epistolari con il bambino. Pochi mesi più tardi comincia la convivenza con Giovanni Cena, redattore capo di la «Nuova antologia», in un appartamento di via Flaminia. Sono gli anni in cui collabora con la «Nuova antologia» (senza firmare) e con «La Tribuna», la casa della coppia è frequentata da importanti intellettuali e artisti del tempo, e Rina è attiva nel movimento femminista prendendo parte alla fondazione della sezione romana dell’Unione femminile. È sempre in questo periodo che insieme a Cena, Alessandro Marcucci e ai coniugi Angelo e Anna Celli fonda le scuole festive dedicate ai contadini dell’Agro romano. Il 3 novembre 1906 esce, per la casa editrice Sten di Torino, Una donna, firmato con lo pseudonimo Sibilla Aleramo, nome che da allora assumerà per sempre. Il nome Sibilla era stato trovato da Giovanni Cena mentre Rina vi aveva aggiunto il cognome. Il libro è un grande successo, ottiene numerose recensioni e suscita numerose polemiche; viene tradotto nel 1908 in francese, da Pierre Paul Plan, l’anno successivo in tedesco e in seguito in numerose lingue e pubblicato in diversi paesi.
Nel 1908 partecipa al I Congresso femminile nazionale, svoltosi a Roma, e conosce Lina Poletti con cui l’anno seguente intesserà una breve relazione. All’inizio del 1909 Sibilla e Cena sono tra i primi a recarsi in Calabria e Sicilia dopo il terremoto, e nell’ottobre dello stesso anno, compirà un altro viaggio, con Gaetano Salvemini, per un’indagine sulla condizione dell’istruzione nelle regioni meridionali. L’anno successivo Sibilla è prima a Firenze e poi ad Aosta ospite di Annibale e Maria Pastore e quindi a Riccione presso una delle sorelle. Nell’agosto inizia la sua relazione con Vincenzo Cardarelli. Nel settembre lascia definitivamente Giovanni Cena, cominciando la vita errabonda che durerà fino al 1926. Nell’autunno 1911 si stabilisce a Firenze, frequenta il gruppo de «Il Marzocco» e entra in contatto con quello de «La Voce». È in questo periodo che conosce Iolanda De Blasi e Ermenegildo Pistelli, relazioni d’amicizia destinate a durare a lungo. Collabora con «Il Marzocco» diretto dai fratelli Orvieto, «La Donna» diretto da Emilia Mariani e con «Il Resto del Carlino». L’anno successivo chiuso il rapporto con Cardarelli intesse una breve relazione con Giovanni Papini che si conclude nel giro di pochi mesi. Nell’estate 1912 Sibilla è in Corsica – dove scrive i primi versi e inizia la stesura de Il passaggio – e successivamente si stabilisce a Sorrento dove si lega a Vincenzo Gerace, conosce Benedetto Croce e rivede Maksim Gor’kij. Nel 1913 è a Milano, entra in contatto con il gruppo dei futuristi, conosce Filippo Tommaso Marinetti e si innamora, non ricambiata, di Umberto Boccioni. Dal novembre dello stesso anno si reca a Parigi, ospite inizialmente della scrittrice Aurel e successivamente in varie pensioni, dove entra in contatto con il gruppo di intellettuali legato al «Mercure de France» e incontrandovi Guillaume Apollinaire, Auguste Rodin e i coniugi Mauclair. Tornerà in Italia nel giugno 1914 dopo un soggiorno in Provenza presso i Mauclair. A Milano incontra Michele Cascella e Clemente Rebora e intreccia una relazione con Cascella spostandosi tra Firenze e Ischia. Nel 1914 le viene affidata la direzione letteraria de «La Grande illustrazione» su cui pubblica poesie. Nel 1915 Sibilla incontra Giovanni Boine e ha con lui una breve relazione; nell’autunno dello stesso anno intreccerà invece un rapporto con Fernando Agnoletti. Vive in questo periodo tra Milano e Firenze, dove lavora per l’Institut français de Florence e collabora con «La Rivista delle nazioni latine». A Firenze conosce e stringe amicizia con Ester Castiglioni e inizia una relazione con Raffaello Franchi che durerà fino alla primavera dell’anno successivo. A Milano frequenta Renato Simoni, Margherita Sarfatti e conosce Teresa Tallone che la introduce alla sua famiglia. Tramite Rebora conosce Pina ed Enrico Gonzales con cui stringerà una durevole amicizia. Nella primavera 1916 incontra Dino Campana e comincia tra i due il breve e tormentato rapporto sentimentale che si concluderà poco prima dell’internamento di questi in manicomio.
Nel 1917 Sibilla inizia una relazione con Giovanni Merlo che durerà due anni. Pubblica in questo periodo delle poesie su «La Brigata» diretta da Francesco Meriano e Bino Binazzi. Nell’agosto 1918 termina la stesura de Il passaggio, che uscirà l’anno successivo, il 1919, per la casa editrice Treves: più che un romanzo si tratta di un’autobiografia lirica e il volume andrà incontro a un sostanziale insuccesso. Tra il 1920 e il 1922 Sibilla è a Napoli dove frequenta, tra gli altri, Matilde Serao, conosce e intreccia una relazione con l’olimpionico Tullio Bozza che chiamerà Endimione. Sono gli anni in cui vengono pubblicati da Bemporad una raccolta di poesie Momenti e un volume di prose Andando e stando, con appunti di viaggio, recensioni, brevi ritratti di intellettuali e artisti e saggi. Nel 1922 sempre con Bemporad esce invece Trasfigurazione, lettera non spedita alla moglie di Papini perché non si frapponga al loro amore già pubblicata nel 1914 ne «La Grande illustrazione». Nell’autunno del 1922 Sibilla è nuovamente a Parigi, ospite inizialmente dei Luchaire, dove conduce vita mondana e frequenta letterati e artisti: oltre ai vecchi amici conosce Benjamin Crémieux, Marie Anne Comnene, Valery Larbaud e Charles Vildrac di cui si impegna a tradurre Le Pèlerin. Tornata a Milano entra in contatto con Emanuele di Castelbarco e Walter Toscanini soci della Bottega di poesia, con i quali si impegna per un romanzo che non uscirà per il fallimento della società. Nel marzo 1923, a Parigi, viene rappresentato Endimione, poema drammatico destinato a non avere un grande successo: verrà infatti fischiato nel giugno del 1924 a Torino e l’anno successivo a Roma. Il testo verrà comunque pubblicato nel 1924 da Alberto Stock. Esce nello stesso anno Il mio primo amore, numero monografico del periodico, diretto da Orio Vergani, «La Terza pagina», con una prefazione di Alfredo Panzini e un ritratto dell’autrice di Primo Conti. Nell’estate scrive il dramma Francesca Diamante, rimasto a tutt’oggi inedito. Conosce Riccardo Gualino e incontra Tito Zaniboni che frequenterà per qualche tempo.
Tornata a Roma frequenta i Cecchi, i Pavolini e i Signorelli, conosce Julius Evola con cui ha una brevissima relazione. Firma il manifesto degli intellettuali antifascisti senza però prendere una decisa posizione politica; la conoscenza di Zaniboni le procurerà invece un trattenimento in questura e la perquisizione dell’alloggio e dei suoi beni personali, episodio questo che le ispirerà la lirica Una notte in carcere.
Collabora in questo periodo con «La Fiera letteraria» diretta prima da Umberto Fracchia e successivamente da Giovan Battista Angioletti. Nel 1926 intreccia una relazione con Giulio Parise, il Luciano di Amo dunque sono, romanzo epistolare pubblicato l’anno successivo da Mondadori. È il primo frutto di un lungo e inquieto rapporto che legherà Sibilla a quello che sarebbe di lì a poco divenuto il maggiore editore italiano del periodo. Nell’estate del 1927 muore Ambrogio Faccio, Sibilla non riesce a dare al padre l’ultimo saluto giungendo a Pescara quando egli era già spirato. Nel 1928 trascorre l’estate a Parigi, dove incontra il nuovo traduttore Henri Marchand, e rivede Plan, Yvonne Lenoir e frequenta Mena de Nolva e Julien Luchaire; di ritorno in Italia soggiorna a Gardone nel vano tentativo di farsi ricevere da Gabriele D’Annunzio. Nel dicembre 1928, pressata dal bisogno, scrive a Mussolini chiedendo un’udienza e un sussidio: questi le concederà una somma ma non il vitalizio che la scrittrice avrebbe desiderato.
Nel 1929 esce sempre per Mondadori la raccolta di liriche Poesie per cui ottenne un premio dall’Accademia d’Italia. Sibilla trascorre l’estate tra Siena, ospite di Elena de Bosis e Leone Vivante e Ascona ospite di Giacomo e Hetty Antonini. Nella primavera del 1930 firma un contratto decennale di esclusiva con Mondadori: Sibilla si impegnava a consegnare all’editore tutta la sua produzione scritta mentre Mondadori avrebbe rilevato tutte le opere precedenti e si impegnava a ristampare Andando e stando, Endimione, Una donna e Il passaggio. Nello stesso anno esce Gioie d’occasione una serie di note di costume, impressioni, ritratti e episodi autobiografici, libro con cui partecipa al premio Viareggio con poca fortuna; il volume avrà invece un maggiore successo in Francia, dove, nella traduzione di Yvonne Lenoir, ottiene il premio Latinité nel 1933. Collabora in questo periodo con «Novelle novecentesche», «Il Piccolo» e «Il Popolo di Roma». Nel 1932 viene pubblicato Il Frustino romanzo ispirato alla sua vicenda sentimentale con Boine, anch’esso viene presentato al premio Viareggio sempre con scarsa fortuna.
Da sempre tormentata da difficoltà economiche Sibilla ottiene nel 1933, grazie all’interessamento di Arturo Farinelli e della regina Elena di Montenegro, una pensione di 1.000 lire al mese. In quell’anno si iscrive all’Associazione nazionale fascista donne artiste e laureate e al Sindacato autori e scrittori. Tra il 1933 e il 1934 ha una breve relazione con il giornalista e scrittore Enrico Emanuelli. Il 1934 è anche l’anno in cui può finalmente rivedere il figlio Walter dopo oltre trent’anni di separazione. Nel 1935 esce con Mondadori la raccolta di poesie Si alla terra; nello stesso anno Sibilla incontra e intreccia una relazione sentimentale con Salvatore Quasimodo, futuro premio Nobel per la poesia, che chiamerà Virgilio. La relazione durerà poco meno di un anno. L’anno successivo Sibilla conosce il giovanissimo Franco Matacotta con cui avrà un legame destinato a durare un decennio. Nel 1937 sono entrambi in Grecia dove Sibilla tiene delle conferenze, vivono a Roma soggiornando però frequentemente nella Costiera amalfitana e nelle isole del Golfo di Napoli.
Nel 1938 sempre presso Mondadori esce Orsa minore. Note di taccuino una raccolta di scritti, bozzetti, impressioni. Gli anni successivi saranno segnati dalla relazione con Matacotta e dalla stesura di un romanzo autobiografico e di alcuni soggetti cinematografici rimasti inediti. Nel 1940 Sibilla inizia a tenere un diario: la scrittura di quest’ultimo la accompagnerà fino alla vigilia della morte. Nel 1945 esce con Tumminelli un estratto del diario intitolato Dal mio diario che è soprattutto la narrazione del suo amore per Matacotta e degli anni della Seconda guerra mondiale. Gli anni del conflitto sono quelli in cui matura la scelta politica che si concretizzerà nel gennaio 1946 con la richiesta della tessera del Partito comunista italiano. Comincia infatti un periodo di intensa attività di pubblicista e di conferenziera e in generale di attività politico culturale nell’ambito del Partito.
Collabora infatti con «l’Unità», «Rinascita», «Noi donne» e «Vie nuove», viaggia in tutta Italia tenendo letture di poesie e conferenze. Frequenta assiduamente Ranuccio Bianchi Bandinelli, Palmiro Togliatti, Concetto Marchesi e tutto l’ambiente culturale dell’epoca che gravitava intorno al Partito comunista.
È il periodo di viaggi e partecipazioni a congressi e iniziative internazionali: nel 1948 è in Polonia dove partecipa al Congresso dei partigiani per la pace e l’anno successivo a Parigi sempre al Congresso mondiale della pace; nel 1950 è a Praga, due anni dopo in Unione sovietica e nel 1953 si reca invece a Budapest nuovamente al Congresso mondiale della pace. Il viaggio in Urss le ispirerà una poesia che verrà pubblicata nel 1953 a cura dell’Associazione Italia-Urss insieme al testo di una conferenza tenuta ad Ancona, nel volume Russia alto paese.
Nel 1947 Mondadori pubblica Selva d’amore, una raccolta di liriche, per cui otterrà l’anno successivo il Premio Viareggio. Nello stesso anno muore Ulderico Pierangeli – ancora legalmente marito di Sibilla e Matacotta si sposa. Nel 1949 con la casa editrice Milano-sera esce una raccolta di prose Il mondo è adolescente e l’anno successivo viene ristampato per la settima volta – per la Universale economica della Cooperativa del libro popolare – Una donna, con la prefazione di Emilio Cecchi. L’anno successivo esce per le Edizioni di cultura sociale una raccolta di poesie Aiutatemi a dire, con la prefazione di Concetto Marchesi.
Nel 1954 Mondadori pubblica in unico volume, col titolo Gioie d’occasione e altre ancora, le prose di Gioie d’occasione, quelle di Andando e stando e le note di taccuino di Orsa minore. L’anno successivo lascia la soffitta di via Margutta per trasferirsi in un appartamento in via Val Cristallina. Il 1955 è anche l’anno in cui cede i diritti per la pubblicazione dei diari – e i diari stessi – a Giangiacomo Feltrinelli in cambio di un vitalizio di 30.000 lire al mese. Nel 1956 esce per Editori riuniti Luci della mia sera una raccolta di poesie che include oltre ad alcuni inediti le liriche già pubblicate in Aiutatemi a dire e Russia alto paese con la prefazione di Sergio Solmi. Nel 1957 Sibilla tornerà in Unione sovietica, per un viaggio di cura questa volta. L’anno successivo, a cura di Nicolò Gallo e con la prefazione di Mario Luzi, esce il carteggio Aleramo-Campana, edito da Vallecchi. Sibilla si trasferisce di nuovo lasciando l’appartamento di via Val Cristallina per un alloggio più confortevole in via Panama. Il 13 gennaio 1960 in una clinica romana Sibilla Aleramo muore.