storia

 

La storia dell’Archivio è profondamente intrecciata alla storia della Fondazione e alla strategia culturale del Partito comunista italiano.

Nel progetto per l’istituzione della Fondazione Gramsci, approvato nel novembre del 1948 dalla segreteria del Pci, tra gli scopi principali della Fondazione era indicato quello del recupero della documentazione archivistica relativa al movimento operaio italiano, conservata a Mosca presso l’Istituto del marxismo-leninismo. Il documento istitutivo della Fondazione (che nel 1954 venne trasformato in Istituto) indicava anche la formazione di un settore dedito al recupero e alla conservazione della documentazione archivistica come una delle attività strategiche.

Nel corso degli anni Cinquanta l’attività dell’ Archivio si concentrò lungo due direttrici principali: l’avvio del lavoro di recupero delle carte di Antonio Gramsci e la raccolta e conservazione di documenti relativi al periodo della Resistenza. Insieme alla segreteria del Pci l’Istituto Gramsci lanciò una campagna rivolta a tutte le organizzazioni periferiche del partito, per la raccolta di fonti documentarie: interlocutori privilegiati dovevano essere i vecchi militanti del Pci, ma anche i socialisti e gli anarchici.

La Fondazione Gramsci sarebbe diventata un centro, in cui raccogliere e mettere a disposizione degli studiosi materiale documentario, prezioso per la storia del movimento operaio, per la storia del partito e per la stessa storia d’Italia. Nodi tematici e problematici da approfondire e attorno ai quali si sarebbe in seguito sviluppato il dibattito storiografico di ispirazione marxista sarebbero stati il nesso tra la storia del movimento operaio e la storia d’Italia; l’importanza del lavoro filologico e quindi della base documentaria nella ricerca storica; il problema dell’accesso alle fonti ovvero della reperibilità e della consultabilità dei documenti del partito.

Sin dalla sua costituzione, quindi, si delinea quella che sarà, dal punto di vista organizzativo, una caratteristica dell’ Archivio della Fondazione Gramsci: il suo essere luogo di concentrazione di archivi veri e propri e centro di raccolta di documentazione di varia provenienza.

Nel corso degli anni Sessanta iniziarono a pervenire in Istituto le prime carte di Antonio Gramsci.

Nel giugno del 1963 giungevano alla segreteria del Pci, e successivamente all’Istituto, alcune lettere in copia di Gramsci alla madre, alla sorella Grazietta e al fratello Carlo, prodotte tra il 1924 e 1932. Nel 1964 a questo nucleo si aggiungevano documenti conservati da Togliatti: le trascrizioni delle lettere dal carcere e le copie autentiche di alcune delle lettere di Tatiana a Gramsci. Nell’ aprile del 1968 la sorella di Antonio Gramsci, Teresina, versava all’Istituto documentazione relativa ai rapporti del dirigente comunista con la famiglia, e negli anni successivi altre donazioni di documentazione attinente i rapporti con la famiglia arrivarono dalle figlie di Teresina,  Diddi e Mimma Paulesu.

Nel corso degli anni Settanta il lavoro di ricerca, svolto da Elsa Fubini, favorì il recupero di materiale documentario e di testimonianze dei compagni di partito sulla figura e l’opera di Gramsci.

Nel corso degli anni  Novanta e Duemila i recuperi delle carte di Antonio Gramsci e della sua famiglia sono proseguiti coordinandosi con le esigenze di ricerca connesse al progetto dell’ “Edizione Nazionale degli scritti di Antonio Gramsci”. Nel 1999 e nel 2001 sono state versate da Mimma e Diddi Paulesu le lettere di Gramsci alla famiglia d’origine, relative agli anni 1906-1933 e le lettere scambiate tra la famiglia Schucht e la famiglia Gramsci, relative agli anni 1948-1974. Dal 2005 al 2009, il nipote di Gramsci, Antonio Gramsci jr., figlio di Giuliano, ha versato alla Fondazione lettere inedite di Tatiana (della quale la Fondazione già possedeva una parte delle lettere relative agli anni 1914-1938), di Giulia, dei figli e altra documentazione relativa alla famiglia Schucht.

Nel corso degli anni si era intanto andato formando presso l’ Istituto l’ archivio storico del Partito comunista italiano. A partire dagli anni Sessanta iniziò un’  indagine a Mosca, presso gli archivi della Terza Internazionale, con l’obiettivo di raccogliere in copia, e versare in Istituto, il materiale archivistico dal primo dopoguerra fino al 1926. Il lavoro si concluse con l’acquisizione in copia dell’ intero archivio del Partito comunista d’Italia (Pcd’I).

Negli anni settanta si pose il problema di affiancare all’archivio del Pcd’I quello del secondo dopoguerra, conservato presso la sede della direzione del Pci in via delle Botteghe Oscure.

Nel 1986 la direzione del Pci approvò la decisione di dar luogo al versamento integrale dell’archivio del Pci all’ Istituto (che dal 1982 aveva acquisito lo status giuridico di Fondazione). Il versamento avrebbe riguardato le copie dei fondi più “politici” vale a dire le carte prodotte dagli organismi dirigenti centrali e nel 1994, in base ad una decisione presa dalla segreteria del Partito Democratico della Sinistra, l’intero archivio del Pci venne affidato alla Fondazione per la conservazione e la gestione organizzativa e scientifica delle carte. Il versamento dell’archivio del Pci  si è concluso nel 1996 con l’acquisizione di 4.184 buste di documentazione originale riguardante gli atti prodotti e ricevuti dagli organismi del partito dal 1943 al 1990, gli archivi personali dei dirigenti e i fondi aggregati.

L’ archivio del Pci ha ricevuto la dichiarazione di “interesse culturale” da parte della Soprintendenza archivistica del Lazio e d’accordo con la segreteria del Pds si è deciso di aprire l’archivio agli studiosi, nel rispetto della legislazione vigente e con l’esclusione delle carte prodotte nell’ultimo trentennio. Dell’Archivio della Fondazione fa parte anche una sezione di archivi di personalità del teatro, del cinema e della letteratura, venutasi a formare dall’inizio degli anni sessanta e che oggi è comprensiva degli archivi della scrittrice Sibilla Aleramo, dei registi Luchino Visconti e Luigi Squarzina, della raccolta di bozzetti di Piero Tosi, e delle carte di lavoro della costumista Vera Marzot.