LUCHINO
VISCONTI: LA FORMAZIONE
Ariccia, Palazzo Chigi 13 ottobre 2001/13 gennaio 2002
La sezione della mostra di Palazzo Chigi La scena del principe. Visconti
e "II Gattopardo" specificamente dedicata alle origini familiari,
all'infanzia, all'adolescenza ed agli anni della formazione di Visconti,
e ricca di 186 fotografie che fanno parte del cospicuo Fondo Visconti
di proprieta della Fondazione Istituto Gramsci. Esso comprende circa
10.000 documenti cartacei originali, 12.000 immagini, 5.000 lettere,
180 fra copioni, riduzioni, soggetti, scalette, sceneggiature, appunti
vari, figurini, bozzetti, schizzi dei movimenti di scena, acquarelli,
tempere, disegni, progetti di lavoro mai realizzati, la documentazione
sulla costituzione della Compagnia Italiana di Prosa del 1946 e su
quella del Gruppo del Teatro Libero del 1963 e una vasta raccolta
della rassegna stampa sugli spettacoli del regista, oltreché
1.097 volumi. II Fondo è stato dichiarato di interesse nazionale
dalla Soprintendenza Archivistica per il Lazio.
La Fondazione Gramsci, oltre alle sceneggiature e ad altri documenti
originali riguardanti "II Gattopardo", ha messo a disposizione
il materiale della sezione della mostra peraltro già esposto,
quasi nella sua interezza, nella mostra di Spoleto del 1997 sugli
anni della formazione di Visconti, realizzata dalla Fondazione Gramsci
e, per conto della stessa Fondazione, curata da Caterina D'Amico de
Carvalho.
Le immagini seguono Luchino Visconti dalla nascita, nel 1906, fino
alle prime fasi della realizzazione della sua prima regia cinematografica
nel 1942 ed offrono un'ampia e documentata testimonianza dell'ambiente
familiare e del contesto storico, sociale e culturale in cui si inserisce
la vita del grande regista. Innanzitutto le fotografie delle famiglie
dei Visconti e degli Erba e del particolare ambiente sociale e culturale
della Milano di fine Ottocento e di inizio Novecento. Nelle famiglie
di origine dei genitori di Luchino c'è una singolare compresenza
di consolidata attitudine imprenditoriale e di genuina vocazione artistica,
specie musicale. II nonno di Luchino, Guido, e gli zii Uberto e Guido
Carlo per anni hanno assunto la presidenza del Teatro alla Scala,
il cui direttore era Arturo Toscanini. L'altro nonno, Luigi Erba,
era un musicista di valore e collaborava assiduamente con la casa
editrice Ricordi, con un membro della quale, Giulio, era pure imparentato.
Anche il padre Giuseppe e la madre Carla conservano la passione familiare
per la musica (Carla suona molto bene il piano) e per il teatro.
Le fotografie successive si riferiscono, per gran parte, proprio all'attivita
di impresario teatrale di Giuseppe Visconti che, nel 1914, assunse
la gestione del Teatro Manzoni di Milano e, insieme al commediografo
Marco Praga, fondò una compagnia stabile che scritturerà
nel 1915 come prima attrice Irma Gramatica. Al Teatro Manzoni, Luchino
Visconti mettera in scena, il 6 marzo 1953, "Il tabacco fa male"
e "Medea".
Altre foto riguardano l'infanzia e l'adolescenza di Luchino: i soggiorni
nel castello paterno di Grazzano e nella residenza estiva di Cernobbio
degli Erba, gli spettacoli teatrali di casa Visconti a Palazzo Cerva
a Milano allestiti da Giuseppe Visconti in collaborazione con la moglie
Carla, le passeggiate ed i giochi dei fratelli Visconti. Dunque Luchino
nasce e si forma, pur nel quadro di un'educazione dura e severa, in
un ambiente culturalmente stimolante e intellettualmente vivace; partecipa
agli spettacoli teatrali di famiglia, frequenta "la Scala"
ed il grande teatro di prosa dell'epoca. Assiste alle interpretazioni
di Eleonora Duse e Memo Benassi, ne "La donna del mare"
di Ibsen, ritratti in altre foto, e alle performances di Ruggero Ruggeri,
Antonio Gandusio e Tatiana Pavlova, pure essi nelle foto della sezione.
Anche la letteratura e una sua grande passione; passa notti intere
a leggere, specie i classici, sia italiani che europei e statunitensi.
Ma la sua irrequietezza e la sua ribellione alle regole codificate
non gli consentono di finire gli studi. Perciò parte militare,
diventa sottufficiale presso il Reggimento Savoia Cavalleria e comincia
ad interessarsi di cavalli. Altre foto della sezione si riferiscono
proprio alla sua attivita di allevatore, condotta con grande impegno
e professionalità, ed ai suoi cavalli
Rimane, comunque, inalterato il suo grande interesse per la letteratura
e per il teatro, e inizia, dal 1932 in maniera assidua, la sua frequentazione
degli ambienti cultural?mondani di Parigi. Le ulteriori foto della
sezione riprendono l'esperienza parigina che costituisce uno straordinario
allargamento di orizzonti culturali rispetto al chiuso provincialismo
dell'Italia fascista e consente a Visconti di incontrare artisti ed
intellettuali come Jean Cocteau, Boris Kochno, Andre Gide, il ballerino
Serge Lifar, il commediografo Bernstein, il musicista Kurt Weill,
mecenati come la viscontessa Marie?Laure de Noailles e il visconte
Charles de Noailles e infine Marlene Dietrich e Coco Chanel. Proprio
grazie a Coco conosce il grande regista Renoir con cui inizia una
collaborazione non secondaria per "Un partie de campagne",
partecipando anche ad altri film, "Toni", "Les bas?fonds"
e "La grande illusion". Insieme con il regista francese
Visconti entra in contatto con la sinistra artistica parigina che
stava vivendo l'esperienza del Fronte Popolare nel momento in cui
l'Italia fascista invadeva l'Etiopia. Al di là dell'influenza
politica e ideologica del gruppo di Renoir, da taluni negata e da
altri evidenziata, sono comunque immediatamente visibili l'influenza
del "realismo" di Renoir e l'importanza dell'esperienza
di costumista, sempre con Renoir, nella messinscena dei primi lavori
teatrali di Visconti, "Carità mondana" di Giannino
Antona Traversi, "Il dolce Aloe" di J. Mallory, entrambi
del 1936, ed "Il viaggio" di Bernstein del 1938 (di cui
sono presenti nella sezione alcune foto). E Renoir lo chiama nell'estate
del 1939 a collaborare con lui nella sceneggiatura e nella regia del
film "Tosca" da girare in Italia, cui si riferiscono altre
fotografie della sezione. Il film esce nel gennaio del 1941 e consente
a Visconti di essere conosciuto negli ambienti cinematografici. Sono
poste le basi per la collaborazione con il gruppo "Cinema"
e per la realizzazione del film "Ossessione", temi a cui
e dedicato l'ultimo gruppo di fotografie.
La frequentazione assidua di intellettuali di sinistra come De Santis,
i fratelli Puccini, Ingrao, Alicata, collaboratori della rivista "Cinema",
le discussioni ideologiche e politiche, la semiclandestinita di Ingrao
e di Alicata, la posizione della rivista che propugnava un cinema
"realistico", in contrapposizione alla finzione del cinema
nazionale dominante, sollecitano Visconti verso un discorso non piu
solo estetico, ma politico.
"Ossessione", nelle intenzioni del gruppo di "Cinema",
avrebbe dovuto essere il manifesto del nuovo cinema antifascista e
il modello di cinema rivoluzionario finalizzato all'acquisizione di
una coscienza politica. Ma, una volta realizzato, il film fu diverso
da quello ipotizzato dal gruppo di "Cinema". Tuttavia, nonostante
i riferimenti ideologici e politici sembrino quasi inesistenti, "Ossessione",
come scrive Micciché, fu "una clamorosa opera di rottura
per il suo esclusivo fondarsi su sanguigne passioni e per l'inedita
sua proposta di un paesaggio non armoniosamente riposante". "È
il realismo di Visconti ? scrive Rondolino ? che non si ferma alla
semplice osservazione della realta, ma da un lato la costruisce secondo
un preciso progetto formale, dall'altro la rappresenta con i mezzi
propri di un cinema e di un teatro d'attore e d'ambiente, cioe basato
sull'interdipendenza di recitazione e di scenografia .... È
questo realismo che fu giudicato allora ideologicamente antifascista".
II film fu boicottato ovunque, venne ritirato dalla circolazione d'autorita
a Bologna e a Ferrara; a Milano, Torino e Firenze uscì nell'autunno?inverno
del 1943?44, a Roma solo nell'aprile del 1945. La stampa in generale
stroncò il film accusandolo di immoralità e pochezza
letteraria. Era un capolavoro
Elio
Testoni. |
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