Quaderni del carcere 1. Quaderni di traduzioni (1929-1932)

ANTONIO GRAMSCI. QUADERNI DEL CARCERE. 1929-1932
a cura di Giuseppe Cospito e Gianni Francioni
Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana 2007 | pp. 915

 

 

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Indice

Tomo 1
Sigle e abbreviazioni bibliografiche
Introduzione
Quaderno A (1929)
Quaderno B (1929-1931)
Quaderno 9 [a] (1929)

Tomo 2
Quaderno C (1929-1930)
Quaderno 7 [a] (1930-1931)
Quaderno D (1932)
Nota al testo
Indice dei nomi
Indice generale


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dall’Introduzione
di Giuseppe Cospito
Il volume raccoglie le traduzioni dal tedesco e dal russo e gli esercizi sulla lingua inglese eseguiti da Gramsci in carcere tra il 1929 e il 1932. Fatta esclusione per due eccezioni di cui diremo tra breve, si tratta di testi sostanzialmente inediti e di conseguenza largamente ignorati non solo dal pubblico, ma dalla stessa critica gramsciana.
Come è noto, infatti, le traduzioni furono escluse, con motivazioni diverse ma convergenti nello scartare le ipotesi iniziali di una loro pubblicazione, sia dall’edizione tematica (1948-1951), sia dall’edizione cronologica (1975) dei Quaderni. Per quanto riguarda la prima, a un progetto originario steso da Felice Platone intorno al 1946 e articolato in otto volumi, uno dei quali destinato appunto ad accogliere le traduzioni, fece seguito una redistribuzione del materiale in soli sei volumi, con l’omissione, oltre che delle traduzioni, anche delle note di prima stesura, da Gramsci successivamente cassate e riscritte in quaderni che egli stesso definì «speciali». Quanto alla seconda edizione, dopo aver contemplato nel 1967 l’eventualità di «raggruppare a parte i quaderni di sole traduzioni», il suo curatore, Valentino Gerratana, si determinò a sua volta per la loro non inclusione, «che avrebbe solo appesantito inutilmente un’edizione già così carica»: a parere dello studioso, i quaderni di traduzioni «si collocano chiaramente al di fuori del piano di lavoro propostosi da Gramsci nella stesura dei Quaderni», essendo stati concepiti dal loro autore «come un esercizio distensivo e un allenamento mentale utili per un certo periodo», e pertanto «non presentano nessuna caratteristica che vada al di là dell’immediatezza pragmatica a cui intendevano rispondere». Tutte queste considerazioni indussero Gerratana a rendere ampiamente conto nell’apparato critico dei singoli testi tradotti da Gramsci, salvo poi limitarsi a inserire in appendice «alcuni esempi delle traduzioni gramsciane dei testi di Marx, più direttamente legati alla tematica dei Quaderni ». Oltre a queste pochissime pagine edite da Gerratana, nel 1980 vennero in qualche modo pubblicate le versioni gramsciane delle favole dei fratelli Grimm, ma dopo essere state sottoposte a interventi redazionali talmente arbitrari da renderle pressoché irriconoscibili […]


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dalla Nota al testo
di Gianni Francioni
1. Considerazioni preliminari e problemi di metodo
Tra l’8 febbraio 1929 e la metà del 1935 Antonio Gramsci redige – fino al novembre 1933 in una cella della Casa penale di Turi, successivamente in una stanza della Clinica Cusumano di Formia – oltre duemila annotazioni ed esegue alcune traduzioni dal tedesco e dal russo e pochi esercizi di inglese, utilizzando allo scopo trentatré quaderni di tipo scolastico. Solo nel 1975, con l’edizione curata da Valentino Gerratana, le note gramsciane sono state messe a disposizione del pubblico nella loro integrità, comprese quelle di prima stesura, cassate da Gramsci con larghi tratti incrociati di penna al momento della loro ripresa in note di seconda stesura, più o meno rielaborate, accolte in quaderni a carattere monografico.
La presente edizione critica dei Quaderni del carcere si articola in tre volumi, rispettivamente dedicati ai quaderni di traduzioni (rimasti esclusi dall’edizione Gerratana), ai quaderni miscellanei (che comprendono anche le note di prima stesura) e ai quaderni monografici. Questa partizione del materiale non è dettata da ragioni di comodità, né da un criterio meramente tematico, ma discende dalla considerazione del piano complessivo del lavoro di Gramsci in carcere. Va tuttavia precisato subito che con “piano complessivo dei quaderni” non può intendersi nessuno dei progetti di lavoro che egli distintamente enuncia in diversi momenti della sua vita di detenuto: nessuno di essi – né l’elenco di «Argomenti principali» vergato nel Quaderno 1, né il piano per la storia degli intellettuali italiani che apre il Quaderno 8, né lo schema dei «Raggruppamenti di materia» incluso nello stesso quaderno – copre infatti per intero la ricerca svolta. La complessiva coerenza del suo programma emerge dal modo in cui Gramsci lavora.1
Si tratta, in primo luogo, di comprendere appieno la specifica fisionomia che ciascun quaderno aveva agli occhi dell’autore. La tipologia che ricaviamo dall’analisi del materiale contempla infatti manoscritti diversi: il quaderno miscellaneo, contenente note e appunti di vario argomento; il quaderno speciale (la definizione di «quaderno speciale », come è noto, è dello stesso Gramsci), in cui molte di tali note vengono riprese e rielaborate; il quaderno di sole traduzioni. Esistono tuttavia anche delle differenze entro i miscellanei: infatti i Quaderni 1-3, 5, 6, 14, 15, 17, simili tra loro (accolgono esclusivamente paragrafi dedicati agli argomenti che Gramsci ha messo a fuoco nei suoi piani di lavoro), si differenziano dai Quaderni 4, 7-9. Questi delineano un quarto tipo di quaderno, che si potrebbe definire quaderno misto, per denotare in tal modo ogni manoscritto che accolga al suo interno lavori differenti: ad esempio, quaderni che contengono, oltre a note di carattere miscellaneo, gruppi tematicamente omogenei di paragrafi, contraddistinti da titoli specifici (le tre serie degli Appunti di filosofia nei Quaderni 4, 7 e 8, le note sul Canto decimo dell’Inferno nel Quaderno 4, quelle sul Risorgimento italiano nel Quaderno 9); o quaderni di note miscellanee, blocchi tematici e traduzioni (i citati Quaderni 7 e 9); o anche di sole traduzioni, ma da testi differenti (i Quaderni A, B e C).
Muovendo dalla peculiare fisionomia di ciascun quaderno, si può arrivare a cogliere la dislocazione del complessivo lavoro del carcere in aree autonome e distinte, che Gramsci attua destinando, a ciascuno di tali ambiti, quaderni o parti di quaderni. La “geografia” dei manoscritti gramsciani ci mostra infatti una bipartizione principale – che Gramsci traccia subito, nel momento in cui ne intraprende la stesura nel febbraio 1929 – fra traduzioni e lavoro teorico in senso lato (redazione di note sui diversi argomenti elencati nell’apposito programma del Quaderno 1), che costituiscono due diversi settori di lavoro: per far ciò, egli adibisce alle versioni quaderni distinti da quelli che contengono note miscellanee. Inoltre, all’interno del primo settore (traduzioni), egli attua nel ’29 una divisione per lingue (Quaderni A e B: tedesco; Quaderno C: esercizi di inglese nella prima parte e di tedesco nella seconda; Quaderno 9: russo). A partire dal maggio 1930, all’interno del secondo settore viene delineandosi una differenziazione di campi tematici particolari (come si è detto, il Canto decimo dell’Inferno e le tre serie degli Appunti di filosofia, cui si aggiungono nel ’32 le Note sul Risorgimento italiano), che Gramsci vuole tenere materialmente separati dall’insieme delle note varie dedicate a tutti gli altri temi individuati nei programmi di lavoro: ciò che attua riservando ai blocchi omogenei di note parti distinte entro i quaderni miscellanei.
Questa organizzazione del lavoro vige fino all’epoca di avvio dei quaderni «speciali» (il fatto che Gramsci nel novembre 1930 per la prima volta invada con note un quaderno, il 7, prima destinato a sole traduzioni, si spiega con mere ragioni di praticità e di disponibilità dei quaderni; ciò non istituisce dunque una sorta di gerarchia di importanza tra lavoro teorico e traduzioni, giacché ha lo stesso valore e significato dell’utilizzazioneper la stesura di note, nello stesso novembre 1930, di parte della prima metà del Quaderno 4, già destinata al solo Canto decimo dell’Inferno). Nei primi mesi del 1932 il settore delle traduzioni viene comunque abbandonato, mentre entro il comparto del lavoro teorico si assiste ad una riorganizzazione: vengono inaugurati infatti i quaderni «speciali», contemporaneamente all’avvio dell’ultimo blocco tematico (quello sul Risorgimento nel Quaderno 9). Dalla fine del 1932 la mappa dei quaderni si semplifica: spariscono le serie omogenee di note e restano i quaderni miscellanei tout court, affiancati ai quaderni monografici. Sarà questa la definitiva strutturazione del lavoro gramsciano fino al 1935, quando la redazione si interrompe. Ora, proprio l’assetto che Gramsci ha dato man mano al proprio lavoro e la considerazione del modo in cui emergono, progressivamente, gli interessi dell’autore – che non avvia di fatto la stesura delle note nei primi quaderni, ricevuti nel febbraio 1929, se non dopo alcuni mesi di riflessione, in cui si dedica alle sole traduzioni; e che inaugura i quaderni «speciali» in una fase avanzata della redazione dei propri manoscritti – giustificano l’articolazione interna della presente edizione in tre parti. La disposizione in sequenza di tutto il materiale in base alla data di inizio di ciascun quaderno, senza distinzione di ambiti fra traduzioni, note miscellanee e quaderni «speciali», avrebbe invece il limite di una rappresentazione del lavoro gramsciano totalmente priva dell’ordine che l’autore ha in realtà inteso dare alla propria scrittura.