ANNALE I – Bibliografia gramsciana 1922-1988

a cura di John M. Cammett
Roma, Editori Riuniti 1991
pp. 457, L. 75.000 | 9788835934516

 

 

 

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Indice

Prefazione di Nicola Badaloni
Introduzione di John M. Cammett
Ringraziamenti
Bibliografia gramsciana
Appendici
Indice delle lingue
Indice degli anni
Indice degli argomenti
Indice dei curatori e dei traduttori


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In breve

L’abbozzo di questa bibliografia, che si deve al lavoro di una équipe di studiosi guidati da John Cammett, è stato presentato nel corso di un convegno dedicato a Gramsci nel mondo, tenuto a Formia nell’ottobre del 1989. Grazie all’apporto della Fondazione Gramsci che si è adoperata per perfezionarla e completarla siamo ora in grado di offrire un utile strumento per la conoscenza e lo studio del pensiero di Antonio Gramsci. La mole stessa dell’opera, in cui sono raccolti oltre settemila contributi che coprono il periodo 1922-1988, redatti in 28 lingue diverse, testimonia l’interesse mondiale suscitato da questo nostro grande contemporaneo, la cui fama supera largamente confini nazionali, ambiti specialistici e, dunque, appartenenze di partito. Nella prefazione Nicola Badaloni elenca alcune delle motivazioni della fortuna di Antonio Gramsci e le ravvisa innanzitutto nella approfondita critica al materialismo dialettico nella versione dogmatica affermata dal “socialismo reale” e nel rinnovamento del marxismo operato da Gramsci. In secondo luogo Gramsci continua a offrire stimoli di riflessione per la sua analisi spregiudicata della storia d’Italia considerata alla luce delle categorie di egemonia e del rapporto fra dominanti e dominati. Né smette di sorprendere la sua capacità di spaziare nella situazione europea e mondiale, dalla Francia agli USA, ai paesi di lingua spagnola, fino al gandhismo e al tolstoismo: del resto, basta scorrere l’elenco dei contributi o consultare l’indice degli argomenti che compare in appendice insieme con l’indice dei traduttori e dei curatori e alla ripartizione dei contributi per anni e lingue. Questa varietà trova il suo centro unificante in quella che Gramsci chiamava filosofia della praxis: raccogliere, rielaborare, convogliare, ovunque si manifestino, spinte e stimoli a creare nuove e liberate forme di vita.


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Prefazione
di Nicola Badaloni
A Formia, nell’ottobre del 1989, nel corso di un importante convegno dedicato a «Gramsci nel mondo», al quale hanno partecipato noti studiosi italiani e stranieri, è stata presentata la proposta di costituire una «Associazione internazionale “Antonio Gramsci”». La motivazione di tale proposta è stata apprezzata e anche resa più chiara non solo dai temi trattati nelle relazioni, ma anche dalla vasta documentazione che già risultava dal primo abbozzo della Bibliografia gramsciana, pubblicata in stampa provvisoria, che offriva un quadro imponente d’interesse pressoché mondiale. Un altro anno di lavoro ci ha permesso ora di dare alla luce, in forma definitiva e quanto più completa possibile, un rendiconto bibliografico di tale interesse suscitato nel mondo da questo figlio della Sardegna, dirigente e teorico politico, filosofo moderno e rinnovatore del marxismo. Come tutti sanno, l’accademia in cui egli ha affinato e condensato il suo pensiero e il suo impegno pratico, è stato il carcere. La sua sorte non è stata in ciò difforme da quella di tanti innovatori italiani e stranieri che hanno saputo in passato affrontare esili, rischi, sofferenze e anche la morte. I Quaderni del carcere (come è accaduto per gli scritti di molti di questi «martiri») non cessano di essere studiati e continuano a dare un importante contributo ad una ripresa e ad un aggiornamento del pensiero di Marx. Avvertiamo in modo particolare l’importanza di tutto ciò, proprio nel momento in cui il primo tentativo storico di trasfondere in nuove forme di vita quelle interpretazioni e volgarizzazioni del marxismo, che Gramsci criticava, è rovinosamente fallito.
Gli interessi di Gramsci, pur radicati nella cultura italiana, come ben sanno gli studiosi specialisti, i cui lavori sono menzionati nella Bibliografia, e i molti lettori non specialisti, hanno spaziato ben oltre il materialismo dialettico nella sua forma volgare. Aveva perciò ragione Palmiro Togliatti quando nel 1964, recensendo una ricca antologia gramsciana, aveva sostenuto che l’elaborazione teorica e le innovazioni di vita e di cultura proposte da Gramsci non erano solo proprietà riservata di un partito politico, seppur questo, in Italia, a esse complessivamente si ispirasse, ma della intera nazione italiana. Questa Bibliografia dimostra però che anche tale giudizio era limitato e che Gramsci ha contribuito a riavvicinare la cultura della sua terra a quella europea e a quella mondiale. E’ sufficiente leggere solamente i titoli dei saggi segnalati in questa raccolta bibliografica, infaticabilmente realizzata da un gruppo di studiosi statunitensi, per avvertire l’ampiezza della «fortuna» di Gramsci.
Di essa, a me sembra, si possono dare quattro motivazioni principali.
La prima è la critica approfondita del materialismo dialettico nella versione dogmatica unilaterale che si è affermata nel «comunismo reale», imponendo verità storiche e sociologiche distaccate dal sentire delle masse. In alternativa Gramsci ha proposto una sua teoria della società moderna antielitaria ma non rozzamente egalitaria, attenta al pensiero implicito nei modi di sentire e di vivere degli uomini, fortemente simpatetica verso tutte le forme di aggregazione comunitaria e ai germi di una nuova visione delle relazioni umane che apparivano in esse, e che egli avvertiva come vie possibili per far riemergere storicamente il socialismo.
La seconda è l’analisi spregiudicata della storia d’Italia, vista nel complesso come egemonia di una classe dominante, chiusa nel suo egoismo e pur capace di avvertire il divenire storico nella forma di rivoluzioni passive. Di contro sta il rilievo dato alla capacità di resistenza di grandi masse umane, nelle diverse caratterizzate forme di aggregazioni politiche e di spirito di «scissione» dalle ideologie dominanti, che tali masse avevano acquisito. I limiti stavano nella debole forza espansiva dovuta alloro settarismo, nella estraneità e nel conformismo dei ceti e dei gruppi politici e intellettuali (fatte le debite eccezioni) che potevano dirigerle e conferire loro autorità. Di qui la rottura di Gramsci con quelle filosofie idealistiche che avevano coscientemente rotto con il marxismo storico, accettando l’elitarismo come ideologia della conservazione. Ciò aveva facilitato il trasformismo di piccoli gruppi prima e di masse più ampie in seguito, quando il paese si era piegato alla nuova forma di reazione antipopolare rappresentata dal fascismo. La polemica con Croce, con Gentile, con Pareto, con il pragmatismo italiano, ha come motivazione principale il rifiuto di queste pur grandi menti a proporre una «catarsi» intellettuale e morale tale da trasformare lo spirito di sottomissione in lotta liberatrice.
La terza motivazione è la sua capacità di spaziare nella situazione europea e mondiale dalla Francia agli Usa, ai paesi di lingua spagnola fino al gandhismo e al tolstoismo. Sempre attento alla specificità dei caratteri di ciascun popolo e alle possibilità che le diverse situazioni storiche aprono, Gramsci cercava ovunque spinte e stimoli a creare nuove forme vitali. Accanto ai fenomeni storici di vasta portata emergono quelli minuti, quasi folkloristici, tuttavia sempre valutati col suddetto metro e, come contrappunto, la responsabilità degli intellettuali, considerati non soltanto come portavoce di interessi di classe, ma anche come artisti, come scienziati, come politici, grandi comunicatori di idee. Queste ultime, pur nate in contesti diversi, possono essere trasferite e tradotte in altri. Un esempio tipico è l’abbozzo della sua teoria della funzione delle scienze, ma anche i suoi significativi accenni alla non violenza legati appunto al gandhismo, al tolstoismo, e alla prima fase del Cristianesimo. Non mancano i limiti d’analisi, ma il fatto stesso che questi tre fenomeni siano avvicinati, dimostra come ciò che egli chiama «storicismo assoluto» sia nella realtà una filosofia della prassi, che implica capacità di analizzare situazioni storicamente diverse, idee passate che possono essere riattualizzate dando forma universale a esperimenti ideali nati localmente.
La quarta motivazione è il rinnovamento gramsciano del marxismo, che è rivalutazione del lato attivo dei comportamenti umani. Gramsci ha potuto leggere e quindi riflettere intensamente su La Sacra Famiglia (testo in gran parte opera di Marx) a lui assai caro (e che compensa in parte l’impossibilità di accedere ai Manoscritti del 1844 e alla Ideologia tedesca). Partendo da quel testo a lui noto, Gramsci ha preso atto che la rigida interpretazione de Il Capitale in senso economistico e deterministico dovuto agli epigoni della Seconda e della Terza Internazionale, avrebbe avuto bisogno di essere rovesciata. È vero che la Rivoluzione contro il Capitale, scritta negli anni giovanili, si trasforma, col passare del tempo, in una considerazione e comprensione più attenta dei testi di critica dell’economia politica, ma anche in una loro interpretazione antidogmatica che abbassa a suggestioni metaforiche i residui metafisici di essa. L’espressione Anatomia della società, ripete più volte Gramsci, deve essere interpretata come una «metafora»; il passo della Prefazione del ’59, che gli sta tanto a cuore, sulle potenzialità di sviluppo delle forze storiche e sulla loro maturazione in contesti reali è per lui un criterio di metodologia dell’agire storico.
Nel complesso le quattro motivazioni qui indicate (aggiunte all’acutezza e severità di giudizi sulle culture e sui comportamenti umani) divengono un approccio realistico e moderno a possibili forme di liberazione, niente affatto garantite, ma raggiungibili ove sorgano e si aggreghino volontà riformatrici rivoluzionarie di ampia portata. La storia è drammaticamente carica di sofferenze, in particolare quelle imposte alla borghesia, della cui formazione come classe Gramsci dà una spiegazione tutta fondata su nuove condizioni sociali connesse ad atti ripetitivi e conformismi psicologici, anziché su leggi, ma di cui non nasconde lo spietato cammino. Tragica è stata la vita di Gramsci, tragico il succedersi degli eventi nelle sinistre italiana ed europea. Nei Quaderni del carcere, tuttavia, i temi delle libertà umane e politiche hanno il posto centrale e il passo su Machiavelli (coi suoi riferimenti al Moderno Principe) hanno questa stessa finalità, seppure in tali pagine lo «stare in situazione» coincide, nel linguaggio e talvolta nella sostanza, con forme di analisi datate. Non è un caso però che nel capitoletto intitolato Freud e l’uomo collettivo Gramsci integri i rigori della riforma intellettuale e morale con quelli della filosofia come strumento terapeutico. Egemonia e consenso non sono per Gramsci mezzi di sottomissione, ma di liberazione in una situazione data. L’egemonia, entro la società civile, non fissa le forze portatrici di progresso, ma le problematizza in relazione alle questioni oggettive che si pongono come primarie. Di qui il pluralismo che implica la modificazione della concezione delle forze storiche progressive, la necessità di un loro spaziare con scelte diverse di fronte ad emergenze differenti. Potenzialmente siamo di fronte ad una della forme di più radicale antidogmatismo che la filosofia del nostro secolo abbia saputo darci. Se si accetta come presupposto che le cose così come stanno creino accanto a bisogni spesso artificiali anche sofferenze e disagio, e quindi debbano essere mutate, allora Gramsci è un protagonista del nostro tempo. In gran parte gli autori, i cui nomi sono raccolti in questo volume, hanno letto e apprezzato, pur criticamente, le sue opere. Una così straordinaria «fioritura» non può essere casuale e neppure isolata. Alla solitudine disperata del carcere, aggravata dalla precedente polemica col gruppo dirigente emergente in Urss e dall’incomprensione di una parte dei suoi stessi compagni di partito, si contrappone idealmente il vasto interesse di studiosi e critici del suo pensiero, qui documentato.
La «Fondazione Gramsci», che ha cooperato attivamente a pubblicare in edizione critica quasi tutte le sue opere, è lieta di poter fornire anche questo nuovo strumento di lavoro ed esprime la speranza che esso possa servire sia come approccio a una storia sull’influenza della figura di un autore così ampiamente e variamente studiato sia a sviluppare nuove riflessioni su di lui. Il pensiero di un «classico», come ormai dev’essere considerato Gramsci, è fecondo nella cultura sia quando suscita adesione sia quando è oggetto di critiche.
Un ringraziamento particolare per la realizzazione di questa Bibliografia va all’autore, lo studioso americano John M. Cammett, docente di storia al John Jay College di New York. Preziosa è stata però anche l’opera di aggiornamento ed integrazione della équipe della «Fondazione Gramsci» coordinata da Guido Liguori, alla quale hanno collaborato con felici risultati Patrizia Gabrielli, Maria Luisa Righi e Valeria Vitale.


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Introduzione
di John M. Cammett
Quando tornai ad occuparmi qualche anno fa di studi gramsciani, e iniziai a raccogliere i titoli delle ultime opere apparse in questo campo, mi meravigliai molto nell’apprendere che nessuno aveva anche solo provato ad organizzare questo materiale, e nemmeno era stato portato avanti lo straordinario lavoro iniziato da Elsa Fubini e pubblicato per l’ultima volta nel 1977. Nel frattempo, a New York, un piccolo gruppo di appassionati gramsciani avevano intrapreso una raccolta di materiali in inglese sulla vita e il pensiero di Gramsci. Sulla base di questo sforzo decisi di iniziare l’opera di aggiornamento della bibliografia su Gramsci nel maggior numero di lingue possibili.
Un anno dopo, durante l’estate del 1987, sottoposi una prima stesura dei dati raccolti ad Elsa Fubini, Antonio A. Santucci ed altri colleghi dell’Istituto Gramsci. Decidemmo allora che in un modo o nell’altro la bibliografia sarebbe stata pubblicata. Nel 1988, dopo aver presentato una seconda versione più completa e meglio organizzata, decidemmo che il mio lavoro avrebbe occupato per intero il primo numero di una nuova pubblicazione, gli Annali dell’Istituto Gramsci, che contavamo di presentare al convegno internazionale su «Gramsci nel mondo» da tenersi a Formia nell’ottobre 1989. Nel 1989 furono preparate due versioni della bibliografia, la prima in maggio, la seconda in luglio.
In questa nota introduttiva mi propongo di illustrare la natura, gli scopi e i limiti di questo lavoro così come si è andato configurando. Anche solo dieci anni fa, una bibliografia di queste dimensioni, comprese le appendici e gli indici, non sarebbe stata possibile. I progressi nella tecnologia dei personal computers e la disponibilità di programmi non troppo costosi permettono a chiunque abbia una conoscenza di base del trattamento testi, della struttura di una banca dati, e di come accedere a fonti d’informazione elettronica, di creare bibliografie di questo genere. Senza bisogno di perdersi nei noiosi dettagli tecnici di questo lavoro, tutto ciò che serve è un computer abbastanza veloce dotato di un’apparecchiatura modem, tre programmi di software: 1) un programma per creare banche dati; 2) un programma applicativo per includere i circa 120 caratteri speciali e accenti necessari in una bibliografia multilingue; 3) un programma di comunicazione per avere accesso a più banche dati elettroniche.
L’uso del computer e di banche dati su linea non può ovviamente sostituire del tutto il tipo più tradizionale di ricerca bibliografica. Queste banche dati, infatti, includono per lo più solo gli anni più recenti (di solito a partire dal 1980), e comunque anche per questi anni non sono certo completi: contengono infatti pochissime voci riguardanti le lingue meno comuni o tratte da riviste minori e quotidiani. È stato per questa ragione che abbiamo creato la banca dati a partire dalle voci contenute nei precedenti indici bibliografici e nelle bibliografie su Gramsci già disponibili, primi fra tutti quelli di Elsa Fubini del 1967 e del 1977. Scoprimmo allora che quasi tutti i libri ed articoli su Gramsci pubblicati contenevano almeno una voce che non appariva da nessuna altra parte! Qualsiasi fosse la loro fonte, però, una volta che questi titoli erano divenuti parte della nostra banca dati, diventavano più utili e più flessibili dal punto di vista dell’«informazione».
La costruzione di una bibliografia computerizzata, del resto, è ben lungi dall’essere un processo automatico il computer non è che un «idiota veloce», estremamente efficiente ma completamente privo di immaginazione! Quindi, nel corso di questi tre anni si è dovuto fare e rifare praticamente tutto, a partire dalla strutturazione dei «campi», che costituiscono il contenuto di ciascuna voce, al tipo di indicizzazione e il «formato di stampa» che determina il modo in cui l’informazione viene presentata. Siamo arrivati in questo modo ad un totale di oltre 7000 pubblicazioni (dal 1920 al 1988) in ventotto lingue. Pur avendo controllato e ricontrollato molte delle voci, vi saranno sicuramente errori, come anche, certamente, non avranno trovato posto in questa bibliografia alcune pubblicazioni su Gramsci. Rimane però il fatto che uno dei grandi vantaggi di una bibliografia computerizzata è che la si possa facilmente correggere e aggiornare. Per far questo contiamo sul contributo di tutti gli studiosi di Gramsci del mondo.
Le voci incluse nella bibliografia sono elencate in ordine alfabetico, secondo il nome degli autori, ma con due eccezioni, entrambe all’inizio: gli scritti anonimi (dalla voce l a 181) vengono indicati con due asterischi («**» ); le raccolte con saggi di più autori (da 181 a 264) sono disposte in ordine alfabetico secondo il titolo della raccolta. Sarebbe stato estremamente facile convogliare le due serie nell’ordine alfabetico generale, ma se non lo abbiamo fatto è perché i vantaggi del sistema adottato sono molto maggiori. Le 181 voci che si riferiscono a lavori anonimi sono elencate in ordine cronologico, e sono quindi più facili da trovare, così come è più facile trovare le raccolte di saggi su Gramsci elencate insieme.
Naturalmente, dato che la bibliografia è interamente computerizzata, si potevano scegliere diversi modi per realizzarla, ordinando le voci per anno di pubblicazione, lingua, temi o argomenti. Nessuna di queste alternative, però, offre vantaggi maggiori, nella consultazione, rispetto a una bibliografia ordinata secondo il cognome dell’autore.
L’informazione indispensabile resa più accessibile da questi altri modi può facilmente essere fornita con sistemi molto più rapidi, come abbiamo cercato di fare con le appendici. Per prima cosa si possono fornire quante più informazioni utili possibili a partire dai documenti stessi, oppure si possono indicare, seppur implicitamente, strategie per ulteriori ricerche, che rendano più completa ed accurata una successiva edizione della bibliografia.
La prima sezione riassume la produttività «annua» delle pubblicazioni su Gramsci. A nostro avviso si può imparare molto, e si possono trovare molte conferme, a partire da questi dati. Come risulta chiaramente, infatti, prima del 1937 Gramsci era pressoché sconosciuto nel movimento comunista internazionale e perfino poco noto ad alcuni membri del suo stesso partito, tanto che viene citato in appena 44 pubblicazioni. Ciò non era dovuto soltanto alla discrezione di Gramsci, ma anche alla natura egualitaria dei partiti comunisti in quegli anni e alla natura marginale, semiclandestina, del PCd’I negli anni in cui Gramsci era il capo. Il gran numero di pubblicazioni che apparirono immediatamente dopo la sua morte tra il 1937 e il 1938 uscirono ben 75 lavori su Gramsci testimoniano la forza della sua personalità e l’effetto del modo in cui guidò il partito. A partire da allora la sua influenza ha trovato notevoli conferme in centinaia di «testimonianze» che continuano ad uscire ancora oggi (vedi nell’Indice le voci riportate sotto «memoirs»). All’interruzione dovuta alla Seconda Guerra Mondiale vi sono solo undici voci per gli anni che vanno dal 1939 al 1944 fece seguito la pubblicazione da parte dell’editore Einaudi fra il 1947 e il 1951 delle Lettere dal carcere e dei Quaderni del carcere. A questo proposito appare sorprendente come un numero tutt’altro che esiguo di studiosi ed intellettuali, tra cui molti italiani, non sembrano essere consapevoli dell’importanza di quest’opera.
In media, dal 1947 a tutto il 1952 sono usciti più di cinquanta lavori su Gramsci ogni anno. In quegli anni di guerra fredda, forse non di «ferro e fuoco» come erano stati gli anni Trenta, ma segnati comunque da uno sterile scontro tra due «diversi sistemi sociali», il Pci fu l’unico partito comunista del mondo ad avere il coraggio di ridiscutere i fondamenti del marxismo e la sua realizzazione nel passato e nel mondo contemporaneo. Ovviamente, solo il Pci aveva un Antonio Gramsci e, va aggiunto, un Palmiro Togliatti, il quale aveva spinto perché venissero pubblicati i Quaderni. È vero che ci sono stati dei «tagli» nella preparazione dei Quaderni, e si può sempre contestare il valore delle suddivisioni tematiche di quei volumi. Tuttavia, come ha notato Valentino Gerratana, l’ordine tematico usato nella prima edizione dei Quaderni era «una scelta possibile che Gramsci stesso avrebbe potuto fare se avesse deciso di dare una forma definitiva alla sua opera». Ciò che è fuori discussione, anzi è fin troppo evidente, è che la fama nazionale ed internazionale di Gramsci cominciò proprio in quegli anni.
Il successivo cambiamento quantitativo, un vero e proprio «salto in avanti», si ha nel 1966: da quest’anno in poi la «produzione annuale» non scende mai sotto le 100 pubblicazioni. Particolare attenzione va data alle ragioni cui è dovuto questo cambiamento improvviso in cui sicuramente entrano in gioco diversi fattori politici, sociali, economici e culturali. Per facilitare il lavoro, abbiamo incluso liste per anno e per numero della voce a tutti i contributi. Un incremento simile, seppur forse meno evidente e continuo, si registra nel 1974. Da quest’anno, e fino al 1980, appaiono più di 200 titoli l’anno. Questo aumento considerevole è da collegarsi probabilmente ai successi elettorali riportati dal Pci in quegli anni ed al fenomeno dell’«eurocomunismo». Il numero delle pubblicazioni nel corso degli anni Ottanta non è andato oltre una media di 150 per anno, ma questa media è pur sempre di molto superiore rispetto alla media degli anni precedenti. Da ultimo, non si può non sottolineare la straordinaria produzione negli anni 1977 e 1987, che hanno segnato, rispettivamente, il 40° e il 50° anniversario della morte di Gramsci. Per quegli anni abbiamo un totale di 1275 voci, quasi il 20 per cento dell’intera bibliografia!
Le 2738 voci non italiane rappresentano circa il 38 per cento del totale della bibliografia. Di queste, 909, circa il 13 per cento del totale, sono state pubblicate in lingua inglese. Ma il nostro lavoro in quest’area è lungi dall’essere completo! Altre lingue ben rappresentate nella bibliografia, anche se non ancora in modo completo, sono il francese, il tedesco, il greco, il polacco, il russo e l’ungherese, e le diverse lingue jugoslave. In altri casi abbiamo delle serie lacune: vi è molto poco per quanto riguarda le lingue di paesi dell’Est quali la Bulgaria, la Cecoslovacchia e la Romania. Voci in spagnolo e portoghese sono abbastanza ben rappresentate, ma solo per quanto riguarda pubblicazioni dell’America Latina e non quelle della Spagna e del Portogallo. Considerevoli vuoti esistono nelle voci scandinave ed olandesi; e, infine, non abbiamo quasi nulla per le lingue africane ed asiatiche. Speriamo che queste lacune vengano colmate nei prossimi supplementi a questa bibliografia: contiamo sugli specialisti di Gramsci di tutto il mondo affinché inviino le loro pubblicazioni e le loro bibliografie alla Fondazione Istituto Gramsci a Roma. Nel frattempo, nell’Indice delle lingue tutti i contributi (eccetto quelli in italiano) sono elencati numericamente secondo la lingua in cui sono state pubblicate. Per chi fosse interessato ad una particolare lingua, bastano pochi minuti per controllare l’accuratezza e la completezza di quella lista.
Senza l’aggiunta indispensabile dell’Indice dei nomi di curatori e traduttori e dei soggetti la bibliografia non sarebbe che un elenco di pubblicazioni disposto in ordine alfabetico secondo il cognome degli autori. In questo modo, invece, costituisce la base per una ricerca scientifica su una gran numero di soggetti. L’Indice, ovviamente, accanto ai pregi ha anche dei difetti. Non tutte le voci sono state in esso elencate con la stessa cura; in molti casi, le stesse pubblicazioni non erano disponibili al momento di prepararlo; in altri casi, sono state ripetute troppe volte alcune parole-chiave generali. Forse il suo maggior pregio sta nell’inclusione di nomi ed eventi trattati nelle voci (come Dante o Rosa Luxemburg e PCd’I o Convegno di Imola). Per quanto riguarda i concetti più generali, alcuni sono abbastanza specifici da fornire una guida sicura per gli studiosi: ad esempio, Anarchism, Fascism, Historical bloc, Risorgimento. In alcuni casi, però, la molteplicità di riferimenti di alcune categorie usate più di frequente limita la loro utilità: a cominciare da Consigli, Egemonia, Intellettuali e Letteratura, etc., che vanno sostituiti con sottocategorie più specifiche.
Alcuni dei soggetti-nomi contenuti nell’Indice richiedono una spiegazione. La categoria Memoirs include testimonianze, commenti fatti da un curatore su lettere ed articoli di Gramsci pubblicati separatamente, ed altre fonti primarie (o quasi) per la sua vita e il suo pensiero. Per quanto vi siano più di 400 voci elencate in questa rubrica, siamo convinti che Memoirs costituisca uno degli aspetti di maggiore utilità nella bibliografia, e che dovrebbe essere usata unitamente ad un’altra voce, quella di PCd’I, che contiene riferimenti a pubblicazioni che si concentrano sulla storia del partito fino al tempo della condanna definitiva di Gramsci più che sulla sua vita e sulla sua opera.
Vorrei finire ribadendo che in questa bibliografia non sono incluse opere di Gramsci, in italiano o tradotte, anche se essa comprende le prefazioni e le introduzioni di altri ad esse. Allo stesso modo, essa non comprende gli scritti sulla vita e il pensiero di Gramsci pubblicati dopo il 1988. La Fondazione Istituto Gramsci ha in programma di dedicare parte del prossimo numero degli Annali ad una bibliografia degli scritti su Gramsci apparsi nel 1989. Infine, in occasione del centenario del 1991, ha intenzione di pubblicare una estesa bibliografia delle edizioni delle opere di Gramsci in lingua straniera.
New York, 18 agosto 1989