ANNALE IV – Guida agli archivi della Fondazione Istituto Gramsci di Roma

a cura di Linda Giuva
Roma, Editori Riuniti 1994
pp. 289, L. 40.000 | 9788835938910

 

 

 

vai a Indice | In breve | Presentazione


·····························································
Indice

Presentazione di Giuseppe Vacca
Presentazione di Antonio Dentoni-Litta
Sigle e abbreviazioni
Cronologia delle principali assise dell’Internazionale comunista e del Partito comunista italiano
Introduzione di Linda Giuva
GUIDA AGLI ARCHIVI DELLA FONDAZIONE ISTITUTO GRAMSCI DI ROMA, Archivi
GUIDA AGLI ARCHIVI DEGLI ISTITUTI GRAMSCI
Nota introduttiva di Patrizia Gabrielli e Valeria Vitale
Istituto Gramsci di Alessandria, Archivi
Istituto Gramsci dELL’Emila-Romagna, Archivi
Istituto Gramsci di Ferrara, Archivi
Istituto Gramsci delle Marche, Archivi
Istituto Gramsci Piemontese, Archivi
Istituto Gramsci di Puglia, Archivi
Istituto Gramsci Siciliano, Archivi
Istituto Gramsci Toscano, Archivi
Istituto Gramsci Veneto, Archivi


·····························································
In breve

La Guida archivi della Fondazione Istituto Gramsci di Roma si divide in due parti. Nella prima parte, curata da Linda Giuva, si dà conto degli archivi storici conservati presso la sede dell’istituto romano; nella seconda, curata da Patrizia Gabrielli e Valeria Vitale, si descrive il patrimonio archivistico degli istituti Gramsci presenti in altre città. Nella descrizione dei vari agglomerati archivistici si è assunto come modello quello elaborato per la Guida generale degli Archivi di Stato italiani, pubblicazione ben nota agli studiosi che svolgono le proprie ricerche su documenti d’archivio. Pertanto il presente lavoro non fornisce l’elenco dei documenti conservati ñ impresa peraltro impossibile considerata la mole del materiale ñ bensì i dati generali dei singoli archivi, gli strumenti biografici, bibliografici e archivistici relativi a essi, la descrizione delle “serie” archivistiche, reali o virtuali, di cui è composto il fondo. La Guida è quindi uno strumento di lavoro che aiuta il ricercatore a muoversi in quella selva di segni e indizi che sono gli archivi, ed è stata realizzata per soddisfare due esigenze: quella degli studiosi che da tempo chiedevano di poter disporre di uno strumento “diretto” che in qualche modo emancipasse le loro ricerche dalla continua mediazione dell’archivista e che garantisse all’utenza una sorta di funzione di controllo. E quella dell’istituto che con la Guida potrà meglio valorizzare il proprio patrimonio ed elaborare le proprie strategie archivistiche programmando le acquisizioni e le definizioni di progetti editoriali e di ricerca storica. La coedizione della Guida tra la Fondazione Istituto Gramsci e l’Ufficio centrale per i beni archivistici sottolinea la convergenza di interessi e obiettivi esistente oggi in Italia nel campo della conservazione del patrimonio archivistico tra soggetti privati e organi statali.


·····························································
Presentazione
di Giuseppe Vacca
La decisione di dar vita a questa Guida risale a più di cinque anni fa. Lo ricorda Linda Giuva nella sua introduzione, richiamando pun­tualmente le motivazioni che ci indussero a tale scelta, gli obiettivi che ci siamo proposti, le ragioni per cui è stata presa a modello la Guida generale degli Archivi di Stato italiani. Cinque anni di grande lavoro del gruppo di collaboratrici e di collaboratori della Fondazione Istitu­to Gramsci diretto da Linda Giuva, che ha trovato il primo e più alto riconoscimento nella decisione dell’Ufficio centrale per i beni archivi­stici del Ministero dei beni culturali e ambientali di condividere con noi l’edizione della Guida. Vorrei quindi ringraziare il professor Den­toni-Litta non solo per l’attenzione dimostrata al nostro lavoro, ma anche per il sostegno che, grazie alla sua sensibilità, alla pubblicazione della ricerca è venuto.
È un riconoscimento ambito che premia tutti i collaboratori dell’Istituto Gramsci. La Guida prende posto nella serie degli Annali della Fondazione, dedicati alla pubblicazione di fonti della cultura del novecento e di strumenti per le ricerche storiche e di archivio, arric­chendone la collezione e innalzandone ulteriormente il profilo.
Vorrei richiamare l’attenzione sul fatto che una parte significativa di questa Guida è dedicata ai documenti custoditi presso gli Istituti Gramsci regionali e locali. Lo faccio non solo per segnalare l’impegno e la coralità del lavoro di ricerca svolto, ma anche per esprimere l’au­spicio che l’opera di raccordo fra le fonti archivistiche e documentali possedute dagli Istituti Gramsci, a cui abbiamo dato vita, segni l’avvio di una progressiva messa in rete di tali Istituti, di una collaborazione permanente fra essi, più ricca di quella finora realizzata, fino a giunge­re a collegarli in un vero e proprio piccolo sistema di centri di ricerca.
Infine, mi pare questa la sede più appropriata e più degna per dare un primo annuncio del fatto che nel novembre di questo anno la Fon­dazione Istituto Gramsci ha stipulato una convenzione con il Partito democratico della sinistra, in base alla quale l’intero archivio storico del Pci (dalla sua fondazione, nel gennaio 1921, fino al suo sciogli­mento, nel febbraio 1991) verrà depositato presso la Fondazione Isti­tuto Gramsci, unificato al patrimonio archivistico preesistente e, in conformità con le regole fissate dal dpr n. 1409 del 1963 per l’accesso ai documenti conservati presso gli Archivi di Stato, verrà gradualmen­te aperto alla consultazione degli studiosi. Anche per questo, il lavoro compiuto con la Guida dovrà proseguire con un impegno ancora più gravoso negli anni a venire.
Nel tempo trascorso da quando cominciammo a progettare questa Guida i principali partiti dell’Italia repubblicana hanno concluso il loro ciclo storico dando vita quasi sempre a nuove formazioni politi­che. Ciò rende necessario che il lavoro di inventariazione e messa a di­sposizione degli studiosi che noi ci proponiamo di svolgere per l’ar­chivio storico del Pci venga effettuato anche da altre fondazioni o isti­tuti di ricerca per i documenti della storia degli altri partiti «scompar­si». Fra le molte ragioni che rendono questo compito particolarmente doveroso vorrei segnalarne una che, sebbene abbia carattere politico, a me pare fra le più importanti. Come si sa è assai diffuso nel senso co­mune del nostro Paese un pregiudizio di sfavore verso i partiti. Non è una novità; al contrario, è un dato costitutivo del carattere nazionale e ne è un aspetto negativo innanzi tutto sotto il profilo culturale, poi­ché ostacola la comprensione della fisiologia delle democrazie con­temporanee, che sono democrazie di partiti, nelle quali solo l’esisten­za dei partiti consente ai cittadini di concorrere a determinare l’indi­rizzo politico nazionale. In Italia, dove la partecipazione politica è sta­ta ed è più intensa che negli altri paesi europei, la cultura della demo­crazia è dominata dall’ininterrotta egemonia del «liberismo ristretto» dei ceti dominanti, ostile ai partiti. Nel comune sentire essa produce quindi incredibili discrepanze: una cittadinanza politica tanto viva­mente intrecciata all’esistenza dei partiti è vissuta, contraddittoria­mente, con idee e umori avversi ai partiti stessi, occhiutamente ali­mentati da chi controlla la pubblica opinione. Il risultato è l’evidente schizofrenia fra la pratica diffusa della democrazia e i concetti con i quali i cittadini ne elaborano la consapevolezza.
Sul senso comune si può intervenire positivamente, per quel che riguarda i partiti, scrivendone la storia. E a tal fine il fatto che i partiti che avevano animato la vita dell’Italia repubblicana abbiano cessato di esistere costituisce una condizione necessaria, una vera e propria occa­sione che sarebbe colpevole non cogliere. Ma a questo punto il discor­so riguarda innanzi tutto le autorità di governo, poiché, senza l’ausilio e l’intervento dello Stato, non ci saranno né il quadro normativo né le risorse finanziarie indispensabili a garantire la conservazione e la valo­rizzazione degli archivi storici dei partiti politici. Destinataria dell’ar­chivio storico del Pci, la Fondazione Istituto Gramsci moltiplicherà il suo impegno per conservare questa mole imponente di documenti e garantirne – così come finora ha fatto per i documenti da essa posse­duti – la valorizzazione e la consultabilità. Pertanto, l’impegno a pro­seguire il lavoro della Guida, estendendola all’intero archivio storico del Pci testé acquisito, costituisce un impegno che vogliamo assumere pubblicamente.