| Quale
socialismo,
quale distensione?
Il
comunismo europeo e la crisi cecoslovacca del '68
di Maud Bracke
STUDI
STORICI/ 126 Storia
internazionale del XX secolo
Serie promossa dalla Fondazione Istituto Gramsci / 11
Carocci|Fondazione Istituto Gramsci, Roma 2008
p. 222, € 33,00
ISBN 978-88-430-5099-4
La
crisi cecoslovacca del 1968 rappresentò uno schock per tutti
i partiti comunisti, e in particolare per i due maggiori e più
influenti dell'Europa occidentale: il Partito comunista italiano
e il Partito comunista francese. L'invasione sovietica che soffocò
la Primavera di Praga, oltre a porre fine alle speranze di un «socialismo
dal volto umano», ebbe effetti profondi e complessi sull'identità
di questi partiti, sulle loro strategie, sul loro internazionalismo
e sulla loro legittimità. La presente ricerca mette in relazione
i drammatici eventi del 1968 cecoslovacco con le principali questioni
che il Pci e il Pcf si trovarono ad affrontare: il dibattito su
rivoluzione e riforme, la destanilizzazione e le contraddizioni
dell'«internazionalismo» sovietico. Questi problemi
chiave sono analizzati nei differenti contesti: l'avvio della distensione
tra Est e Ovest, le crisi e le divisioni all'interno del mondo comunista
e la rapida modernizzazione delle società e delle economie
dell'Europa occidentale.
L'invasione della Cecoslovacchia, evidenziando le ambiguità
e i limiti del concetto sovietico di distensione, rappresenta un
momento cruciale per la storia della sinistra europea, un evento
che ha rivelato la distanza tra gli interessi sovietici in Europa
e le strategie nazionali del Pci e del Pcf.
indice
| introduzione
Il
volume è stato realizzato grazie al contributo del
Ministero per i Beni e le Attività Culturali
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