Vaghe stelle dell'OrsaÖ di Luchino
Visconti Storia di un capolavoro
di Bruna Conti e Riccardo Raspi
"Vaghe stelle dell'OrsaÖ è stato forse il più laborioso
dei miei filmÖ": affermò Luchino Visconti. Per ricostruire
la storia della realizzazione del capolavoro, che vinse il Leone d'oro
al Festival di Venezia nel 1965, è stata allestita una Mostra,
visitabile fino alla fine di settembre, con la promozione del Comune
e della Regione Toscana, in collaborazione con la Fondazione Istituto
Gramsci di Roma, e la sponsorizzazione della Cassa di Risparmio di
Volterra S.p.A., della Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra e
del Consorzio Turistico Volterra Valdicecina.
Nell'ampio spazio delle Logge dei Priori sono stati raccolti documenti
di varia natura e immagini, che raccontano l'ideazione e la realizzazione
del film: "Un giallo dove tutto è chiaro all'inizio e
oscuro alla fineÖ", come lo definì Visconti.
La
prima idea maturò durante un soggiorno a Castiglioncello, quando
il regista chiese ai due fedeli sceneggiatori, Suso Cecchi D'Amico
e Enrico Medioli, di scrivere insieme una storia, da affidare all'interpretazione
di Claudia Cardinale, un personaggio però completamente diverso
dall'Angelica ne Il Gattopardo, il successo internazionale di soli
quattro anni prima.
Punto di riferimento per i tre, diventa subito la figura di Elettra
e, dopo varie stesure esposte alle Logge, la sceneggiatura finale
racconta una vicenda cupa e violenta, consumata negli odi di una famiglia
in disgregazione e affronta quello che Luchino Visconti ritiene essere
l'ultimo tabù della nostra società: l'incesto.
I coniugi Sandra (Claudia Cardinale) e Andrew Dawson (Michael Craig)
raggiungono a Volterra la casa natale della ragazza, per partecipare
a una cerimonia in onore del padre, scienziato ebreo, morto a Auschwitz.
LìÏ li raggiunge Gianni (Jean Sorel), fratello di Sandra.
L'incontro, la suggestione dei luoghi riporta i fratelli all'infanzia
e fa riaffiorare l'odio sordo che nutrono per la madre (Marie Bell)
e per il suo secondo marito Gilardini (Renzo Ricci), ritenendoli responsabili
della deportazione del padre.
Gianni
confida alla sorella d'aver scritto un libro sul loro morboso rapporto
e Sandra ne rimane sconvolta; drammatico sarà anche l'incontro
con la madre, malata di mente che il marito tiene in isolamento a
Villa Palagione. Andrew, di fronte alle ambiguità alle quali
assiste, decide di radunare la famiglia a cena per un chiarimento,
ma la serata degenererà, quando il patrigno accuserà
apertamente i figli della moglie di un legame incestuoso, per vendicarsi
d'essere considerato un assassino.
L'indomani il marito partirà, dopo aver chiesto alla moglie
di seguirlo appena possibile. Gianni mette in atto il suicidio, minacciato
se Sandra non si fosse fermata con lui a Volterra. A Sandra non resta
che presenziare alla commemorazione.
Finita la fatica della sceneggiatura, la lavorazione del film s'avviò
senza ostacoli.
Per la produzione il regista si rivolse a Franco Cristaldi che fu
felice di lavorare di nuovo con lui, dopo Le notti bianche. Secondo
il giudizio di quest'ultimo, confermato dalle lettere che si scambiarono,
esposte alla mostra, tutto andò per il meglio, senza esubero
di spese, senza intralci e nei termini di tempo ipotizzati, fra il
26 agosto e il 18 ottobre 1964.
Eppure
Visconti afferma che "la materia del film si è andata
precisando di giorno in giorno. Vorrei dire che vi hanno contribuito
per un certo verso lo stesso soggiorno a Volterra, l'ambiente di Palazzo
Inghirami, dove ho girato la maggior parte delle scene del film, il
lento procedere dell'autunno durante le riprese".
Volterra dunque ebbe, per ammissione stessa del regista, un peso che
va ben oltre la felice scelta d'ambientazione di un film; egli afferma
d'essere rimasto catturato dall'"antico enigma etrusco"
di cui la città è permeata.
I materiali esposti - lettere, appunti manoscritti, scalette, piani
di lavorazione, immagini in sequenza del film, fotografie del set
e della troupe al lavoro - tutti in originale, appartengono per la
parte documentaria alla Fondazione Istituto Gramsci, proprietaria
del Fondo Luchino Visconti. Mario Tursi, uno dei fotografi di scena
che pi˜ assiduamente furono chiamati sui set viscontiani, ha permesso
di esporre le immagini e di integrarle con fotografie provenienti
dal suo archivio personale. Tutte sono fotografie d'epoca, stampate
così come Luchino Visconti richiese, cioè il più
vicine possibile all'oscurità della pellicola.
L'ultima parte della mostra è dedicata ai manifesti del film,
tratti dalla raccolta del volterrano Riccardo Raspi, e al materiale
di propaganda che servì al suo lancio.
La Mostra spazia nella città e non poteva che essere così:
Volterra ne fu interprete allora, insieme a una straordinaria Claudia
Cardinale e a Jean Sorel che invase i sogni di tutte le ragazze della
città. Nulla è mutato, dopo trentacinque anni: stregata
come allora, ambigua e indecifrabile, e, come allora, seducente e
uguale a se stessa. Sono stati sottolineati i luoghi che si ritrovano
nel film: San Giusto, Porta all'Arco, Le Balze, il Museo etrusco,
la facciata di palazzo Inghirami e quella di palazzo Viti, il Comune
e la Cisterna romana.
I visitatori lasceranno il luogo tradizionale dell'esposizione, per
abbandonarsi al sortilegio della città e incontreranno flash
del film: un omaggio alla memoria del Maestro e al suo costante confronto
fra passato e presente. |
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