L’Archivio Luigi Squarzina è parte del patrimonio degli Archivi della Fondazione Gramsci. 

 

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La Fondazione Gramsci ha concluso nel 2015 l’inventariazione dell’ Archivio Luigi Squarzina cofinanziando il lavoro con mezzi propri, unitamente ai contributi del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Fondazione Cariplo.

 

Luigi Squarzina

Nasce a Livorno il 18 febbraio 1922 da una famiglia borghese, benestante, romagnola. Svolge studi regolari con ottimo profitto; al liceo Tasso di Roma incontra Vittorio Gassman con il quale stringe una forte amicizia che induce ad una intensa collaborazione sul piano professionale, che durerà fino ai primi anni cinquanta. Si laurea con 110 e lode in giurisprudenza all’Università di Roma nel 1945 e contemporaneamente consegue il diploma di regia presso l’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica per la quale l’anno prima, nel 1944, mette in scena, come primo saggio d’accademia, con grande successo, Uomini e topi da Steinbeck, primo spettacolo teatrale nella Roma liberata. Nello stesso anno cura, insieme con Moravia, la riduzione teatrale de Gli indifferenti, poi inscenata da Mario Landi solo nel 1948. Inizia, quindi, l’attività professionistica: con la regia de L’uomo e il fucile di Sollima vince il primo premio al Festival Mondiale della Gioventù di Praga nell’estate 1947; nello stesso anno mette in scena, per primo in Italia, Arthur Miller con Erano tutti miei figli. Nella stagione successiva, chiamato a dirigere la compagnia di Renzo Ricci, l’unica in attivo in quel periodo, mette in scena Un nemico del popolo e Il costruttore Solness di Ibsen e Pane altrui di Turgenev, tutte e tre le opere unanimemente lodate dalla critica, sia per la solidità dei testi scelti, sia per l’influenza registica sulla recitazione. Già autore di poesie e di racconti, tra cui Quelli a cui importa, classificato al secondo posto al Premio Riccione 1947, e Zim, poi vincitore del Premio Todaro Faranda 1999, oltrechè di saggi sul teatro tedesco, Squarzina, nel 1949, inizia la sua ricca e variamente articolata attività di drammaturgo, con L’Esposizione universale, Premio Gramsci 1949, mai rappresentata in Italia per divieto della censura, bensì letta da Gassman a Roma nel 1950 e da Albertazzi a Firenze, nel 1951.

Manifesta, quindi, interesse per il teatro americano cosiddetto “minore”; mette in scena, con trionfo di critica e di pubblico, Detective Story di Kingsley (1951), ottiene una borsa di studio presso la Yale Drama University e, successivamente, rappresenta Corte marziale per l’ammutinamento del Caine di Wouk (1954), considerato dalla critica un eccellente spettacolo, Te e simpatia di Anderson (1955) Un cappello pieno di pioggia di Gazo (1956), anch’esso accolto con un consenso clamoroso, e, infine, Anna dei miracoli di Gibson (1960), spettacolo assai coraggioso e “quasi magistrale”.

Nel frattempo nel 1949-50 dirige il Teatro Ateneo di Roma, nel 1951 è condirettore del Teatro nazionale, nel 1952 fonda, insieme con Gassman, il teatro d’Arte e propone come primo spettacolo, Amleto di Shakespeare, per la prima volta in edizione integrale, da lui stesso tradotta. Il sodalizio artistico con Gassman, già iniziato negli anni Quaranta, continuerà fino all’allestimento del Prometeo di Eschilo (1954), passando per un altro classico, il Tieste di Seneca (1953) e per la prima opera di Squarzina autore, rappresentata in Italia, Tre quarti di luna (1953), premio Saint-Vincent 1953, che affronta la questione dei metodi educativi, pone in discussione il ruolo dell’intellettuale e mette in rilievo la profondità dei conflitti generazionali. La sua drammaturgia prosegue negli anni Cinquanta: La sua parte di storia, Premio Pescara 1955, trasmessa dal terzo programma della RAI nel 1958 con la regia dell’autore, esprime il conflitto tra i costumi di una società emarginata e le regole di una civiltà progredita, La romagnola, Premio Marzotto 1957, rappresentata al Valle di Roma nel 1959, disturbata da gruppi fascisti che gettano topi in platea, provocando la sospensione dello spettacolo, delinea i tratti connotativi della civiltà contadina in cui si inserisce la partecipazione collettiva alla Resistenza.

Negli stessi anni da un lato intensifica la sua attività di regista di prosa proponendo sul palcoscenico i grandi autori e tematiche universali, dal teatro latino e greco ai classici Goldoni, Shakespeare e Pirandello, alla drammaturgia contemporanea italiana e straniera, Betti, Zardi, Brusati, Fabbri, Anouilh, Rattigan, dall’altro inizia a curare le regie liriche per le opere di Cherubini, Peragallo, Pizzetti. Nello stesso periodo cura la regia di una serie di rappresentazioni all’aperto per le Estati di San Miniato, affrontando tematiche religiose con E’ mezzanotte dottor Schweitzer di Cesbron (1955), Il potere e la gloria di Greene (1956), Il grande statista di Eliot (1959).

Non manca, parallelamente, l’impegno nello studio e nella ricerca; tra il 1952 ed il 1957 è chiamato a dirigere la Sezione Teatro Drammatico della famosa Enciclopedia dello Spettacolo, fondata da Silvio D’Amico.

Infine manifesta interesse anche per il cinema collaborando alla scrittura della sceneggiatura del film La donna del giorno con la regia di Maselli (1956).

Negli anni Sessanta e Settanta Squarzina è ormai un regista di riconosciuto talento, un apprezzato drammaturgo ed un autorevole studioso; nel 1962 viene chiamato a dirigere il Teatro Stabile di Genova dove rimarrà per quattordici anni. Come direttore di una struttura pubblica, contando su un gruppo di attori di straordinaria bravura, come Alberto Lionello, Lina Volonghi, Omero Antonutti, Lucilla Morlacchi, Franco Parenti, propone un repertorio assai ricco e variamente articolato, di grande spessore culturale. Il repertorio squarziniano tiene conto della grande tradizione teatrale privilegiando la riflessione e l’approfondimento, anche attraverso personali versioni attualizzanti, dei tragici greci e dei classici Shakespeare, Goldoni, Pirandello, Brecht; manifesta inoltre una grande attenzione per la drammaturgia moderna italiana e straniera: Betti, Fabri, Praga, Rosso, Banti, Sartre, e, infine, prende in considerazione la stessa drammaturgia di Squarzina. Essa in questo periodo da un lato si esprime nel dramma di invenzione che, non sganciato dal realismo, assume a volte la forma parodica, a volte quella grottesca, a volte ancora miscela il metafisico e la commedia di costume, dall’altro lato nel dramma-documento, a sfondo didattico, ricostruito con un attento lavoro di documentazione bibliografica ed archivistica. Quanto al repertorio classico sono da ricordare, come messinscena memorabili, almeno: I due gemelli veneziani (1963), portato in tournée in tutto il mondo, premio Sant’Apollonia e premio Challenge a Parigi per il miglior spettacolo presentato al Festival des Nations, Una delle ultime sere di Carnovale (1968), i Rusteghi (1969) e La casa nova (1973) di Goldoni, Troilo e Cressida (1964) di Shakespeare, in una versione di attualizzazione linguistica e visiva che trasforma la guerra di Troia in un’ambientazione da ultimo conflitto mondiale, premiato come miglior spettacolo della stagione, e Giulio Cesare (1971) di Shakespeare, in cui si fa uso del video in scena per sottolineare la pericolosità di una propaganda penetrante e capillare, Le Baccanti (1968) di Euripide, considerato “uno dei contributi più significativi al discorso critico sul teatro contemporaneo”, Ciascuno a suo modo (1961), premio San Genesio alla regia, ottenuto peraltro per la terza volta consecutiva, e Questa sera si recita a soggetto (1972) di Pirandello, Madre Courage e i suoi figli (1970) e Il cerchio di gesso del Caucaso (1974) di Brecht, che riscuotono un grande successo di critica e di pubblico. Quanto al repertorio moderno è almeno da ricordare la messinscena de Il diavolo e il buon Dio di Sartre che suscita polemiche e vive reazioni da parte degli ambienti curiali. Della drammaturgia squarziniana sono da citare: Emmetì (1966), dramma di invenzione non privo di realismo rappresentativo, premio IDI Saint Vincent, Cinque giorni al porto (1969), 8 settembre (1971), Rosa Luxemburg (1976), spettacoli storico-dialettici che affrontano nodi problematici della storia contemporanea che in teatro non avevano trovato spazio.

Alla regia di prosa si accompagnano la regia lirica, quella televisiva e quella radiofonica; tra il 1960 e il 1976 Squarzina realizza diciotto regie liriche, tra cui Verdi, Puccini, Rossini, Mozart, Wagner, quattro regie televisive, tra cui Lo squarciagola di cui è autore, e otto radiofoniche, tra cui Il Pantografo e Vicino è difficile di cui è autore.

Continua il suo interesse per il cinema. Scrive, insieme con De Bosio, che è anche regista, la sceneggiatura del film Il terrorista (1962) e recita nel film Il caso Mattei di Rosi (1974), conquistando il Nastro d’Argento come miglior attore debuttante, e nel film Identikit di Giuseppe Patroni Griffi (1975). Anche in questo periodo rimane importante e impegnativa l’attività di studio e ricerca: nel 1966 fonda a Genova, insieme con Ivo Chiesa e Sandro D’Amico, il Museo-Biblioteca dell’attore di rilevanza internazionale; nel 1970 è tra i fondatori del D.A.M.S. dell’Università di Bologna, dove insegna per diciassette anni “Istituzioni di regia”, per poi insegnare a Roma alla Sapienza e a Roma Tre, Storia del teatro e dello spettacolo; tra il 1967 e il 1979 scrive una serie di saggi sulla funzione del teatro e sul ruolo della regia, su Pirandello e su Brecht.

Nel 1976 lascia lo Stabile di Genova ed assume, fino al 1983, la direzione del Teatro di Roma, proponendo ancora una volta un repertorio di alto livello che comprende l’ulteriore approfondimento di Goldoni, Shakespeare e Brecht con Terrore e miseria del Terzo Reich, in una lettura tesa ad individuare le analogie tra la Germana nazista e la nuova realtà di diversi paesi, non esclusa l’Italia, oltreché la rappresentazione del teatro elisabettiano, di Sastre, Pasolini, Shaw e della drammaturgia “minore” italiana del primo Novecento, Testoni e Simoni.

Nel contempo, come direttore del Teatro di Roma, promuove una serie di iniziative profondamente innovative: la “teatralizzazione dello spazio urbano”, concepita come riappropriazione della vita cittadina rispetto al pericolo del terrorismo; lo svolgimento di seminari-spettacolo per adolescenti portatori di handicap, l’allestimento di mostre sul Majakovskij, Mejerchol’d, Stanislavskij, Flaiano, il teatro della Repubblica di Weimar e Piscator.

Lasciata la direzione del Teatro di Roma riprende la libera professione e realizza altre 25 regie di prosa mettendo in scena, tra l’altro: sei opere di Pirandello (Il berretto a sonagli, L’uomo, la bestia e la virtù, Tutto per bene, Come prima, meglio di prima, Liolà e la vita che ti diedi) ricevendo nel 1990, per la personale ricerca del mondo pirandelliano, il Premio Kaos della settimana pirandelliana; altre tre commedie di Goldoni, ottenendo nel 1993, il Premio Govi; Eschilo ed Euripide, oltrechè la drammaturgia contemporanea, tra cui La governante di Brancati per la quale ottiene, nel 1985, il premio nazionale Omaggio a Eduardo, come miglior regista e Monsieur Ornifle di Anouihl, per il cui successo di pubblico è premiato, nel 1983-84, con Il Biglietto d’oro-Agis-BNL. Negli stessi anni scrive altri due drammi: I cinque sensi, di cui cura anche la regia (1987), satirica, distaccata e spietata osservazione dei mali della società, e Siamo momentaneamente assenti premio IDI, 1991, rappresentato al Piccolo di Milano da Carlo Battistoni. Nel contempo realizza nove regie liriche, mettendo in scena, tra l’altro, Puccini, Mozart, Rossini e Mascagni, e tre regie radiofoniche.

Prosegue inoltre la sua attività di studioso: nel 1988 pubblica con Il Mulino Da Dioniso a Brecht; nel 1990 con la Marsilio, Questa sera Pirandello; nel 1995, con Bulzoni Da Amleto a Shylock; nel 2005 con Pacini Il romanzo della regia. Duecento anni di trionfi e sconfitte.

Nel 1998 riceve il Premio Feltrinelli. Nel 1999 diventa socio dell’Accademia nazionale dei Lincei.

Muore a Roma l’8 ottobre 2010.

Luigi Squarzina, con i 12 drammi da lui scritti, con le sue 114 regie di prosa, 31 regie liriche, 8 televisive e 12 radiofoniche, rappresenta un punto di riferimento fondamentale per il teatro italiano dal dopoguerra ad oggi.