ANTONIO GRAMSCI E LA GRANDE GUERRA

 

Il volume Antonio Gramsci e la Grande guerra è curato da Stefano Mangullo e da Maria Luisa Righi, a cura di Leonardo Rapone sono i testi introduttivi ai capitoli 1914-1918.
Il volume è stato pubblicato in occasione della Mostra Antonio Gramsci e la Grande guerra allestita nella sala espositiva dell’Archivio Centrale delle Stato dall’11 febbraio al 12 marzo 2017. 

 

L’idea di una mostra dedicata a Gramsci e alla Grande guerra è scaturita dall’incrociarsi, nel 2017, di più ricorrenze: l’ottantesimo anniversario gramsciano, il centenario della rivoluzione russa, le celebrazioni della Prima guerra mondiale. Ci ha persuaso la possibilità di collegare la biografia di Gramsci e gli avvenimenti che si sono succeduti tra il 1914 e il 1918, e di valorizzare documenti e immagini oggi disponibili grazie a un proficuo lavoro di digitalizzazione che, oltre ad averli preservati, consente di fruirli in modi sino a ieri impossibili. Assieme alla documentazione conservata dalla Fondazione Gramsci abbiamo potuto utilizzare le carte di altri archivi e biblioteche, avvalendoci della preziosa collaborazione dell’Archivio Centrale dello Stato, che ha voluto ospitare l’esposizione, e della Fondazione Istituto Piemontese Antonio Gramsci. Gli scritti giornalistici di Gramsci raccontano gli anni della Grande guerra in maniera originale e consentono di illustrarla in modo suggestivo. Gramsci commentò quasi quotidianamente gli eventi che sconvolsero la politica e la società in Europa determinando la fine di equilibri secolari. Con lo sguardo rivolto a tutti gli aspetti della vita collettiva, si propose di valutare i più minuti mutamenti che avvenivano nello spirito pubblico, riuscendo a cogliere allo stesso tempo il significato che andavano assumendo avvenimenti che, come le rivoluzioni russe del 1917, avrebbero segnato l’inizio di una nuova epoca della storia mondiale. Il suo debutto sulla stampa socialista avvenne nell’ottobre del 1914 con un controverso articolo a sostegno dell’allora direttore dell’«Avanti!», Benito Mussolini, non ancora schieratosi apertamente a favore dell’intervento dell’Italia in guerra. La sua prodigiosa attività di giornalista iniziò più di un anno dopo, quando entrò nella redazione dell’edizione torinese del quotidiano socialista e in quella del settimanale piemontese «Il Grido del popolo». I suoi scritti – apparsi per lo più in forma anonima – si caratterizzarono per una peculiare critica alla propaganda dei sostenitori della guerra. Al tempo stesso, seguendo l’azione degli interventisti, delle leghe d’azione antitedesche e dei tanti comitati patriottici, composti sia da grandi intellettuali che da sconosciuti professori e studenti, Gramsci, ormai ex studente di glottologia, ebbe modo di valutare il ruolo che via via assumeva la guerra delle idee. La mobilitazione di noti intellettuali, scrittori e artisti – primi fra tutti Gabriele D’Annunzio e Filippo Tommaso Marinetti – aveva contribuito all’egemonia del movimento interventista rimasto per lungo tempo minoritario tra le forze politiche. Partendo da questa esperienza, Gramsci avviò una riflessione sulla storia e sulla funzione degli intellettuali che resta uno degli aspetti più originali del suo pensiero. Da attento osservatore dei mutamenti in corso, volse lo sguardo verso le donne e gli uomini che vivevano lontano dal fronte e lavoravano a ritmi inauditi nelle fabbriche di Torino, principale città industriale italiana e teatro nell’agosto del 1917 del più imponente moto popolare verificatosi nel periodo di guerra. Nei brevi e taglienti corsivi anonimi pubblicati nella rubrica quotidiana Sotto la mole, commentò i provvedimenti degli organi preposti alla censura e alla vigilanza interna, gli orientamenti dei giornali, i mutamenti del costume e del carattere degli italiani. I rumori della guerra riecheggiano anche nelle sue cronache teatrali dedicate a ogni tipo di spettacolo, dalla prosa, all’operetta, ai concerti di musica classica. Alle pagine sul 1914-1918 abbiamo accostato quelle dei Quaderni del carcere, presentati con didascalie che ne illustrano brevemente il contenuto. Non si tratta soltanto di un omaggio all’“opera” maggiore di Gramsci nell’ottantesimo anniversario della sua morte: la svolta epocale rappresentata dalla Grande guerra lascia tracce indelebili nelle sue riflessioni nel decennio di prigionia compreso tra il 1926 e il 1937. I cinque anni di guerra, che gli erano apparsi come «cinque secoli di storia», come «cinque millenni», tornano nelle note carcerarie nella forma di un costante riferimento ai nodi storici allora venuti al pettine e all’onda lunga del loro impatto su scala europea e globale. La fine dell’Europa liberale e l’eclisse delle culture politiche prebelliche, la politicizzazione e la nazionalizzazione delle masse, la rottura rivoluzionaria in Russia e la nuova dimensione statuale della lotta per il socialismo, la crisi della società italiana e la nascita del fascismo, il ruolo degli Stati Uniti e le trasformazioni della modernità, scandiscono l’evolvere del suo pensiero sui nessi tra storia nazionale e storia mondiale, sulle contraddizioni tra la politica degli stati e l’internazionalizzazione dell’economia capitalistica, sulla funzione degli intellettuali, sul significato e i caratteri dell’egemonia. Testimone straordinario della Grande guerra, Gramsci non cesserà fino alla morte di riflettere e interrogarsi sulla cesura profonda che essa rappresentava.
(testo della Presentazione)

Il catalogo della Mostra Antonio Gramsci e la Grande guerra è pubblicato da Architetti Roma Edizioni srl, Casa editrice dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia

 

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