I QUADERNI DI GRAMSCI

MOSTRA DEI MANOSCRITTI
12 maggio 2016 - 16 maggio 2016
XXIX SALONE INTERNAZIONALE DEL LIBRO
LINGOTTO FIERE PADIGLIONE 3 STAND T108
TORINO VIA NIZZA 280
a cura della Fondazione Istituto Gramsci
progetto di allestimento di STALKagency

 

Gramsci non ci ha lasciato libri. La sua eredità letteraria è costituita da scritti giornalisti, lettere e appunti autografi. Nel corso della sua attività di pubblicista non aveva voluto raccogliere in volume neppure una minima parte dei suoi scritti apparsi su quotidiani e riviste a partire dal 1915. I Quaderni del carcere sono un’opera postuma e incompiuta, un insieme di appunti e di note. La “scoperta” di Gramsci dipese dalle scelte dei suoi primi editori e dalla volontà di trasformare in libri ciò che non era destinato alla pubblicazione. A cominciare dalle Lettere dal carcere pubblicate nel 1947, il suo lascito ha assunto la forma del libro e oggi Gramsci è un classico della letteratura e del pensiero politico. Deputato e segretario del partito comunista, Gramsci fu arrestato a Roma l’8 novembre 1926, in flagrante violazione dell’immunità parlamentare. Il 4 giugno 1928 il Tribunale speciale per la difesa dello Stato, istituito con le leggi eccezionali fasciste, lo condannò a oltre 20 anni di reclusione. Già dopo l’arresto, durante il periodo di confino a Ustica e in seguito nel carcere di San Vittore di Milano, manifestò il desiderio di avviare uno studio sistematico su argomenti di carattere storico e letterario, ma il permesso di scrivere gli fu concesso solo nel gennaio del 1929, mentre era detenuto nella casa penale di Turi di Bari (matricola 7047). L’8 febbraio di quell’anno stilò un primo elenco di temi riguardanti la storia italiana, la funzione degli intellettuali, la letteratura popolare e altre “quistioni” filosofiche, storiografiche e politiche. Ai suoi studi e ai suoi appunti accennò frequentemente nelle lettere inviate alla cognata Tatiana Schucht – e attraverso lei all’amico Piero Sraffa – e alla moglie Giulia, che viveva a Mosca con i figli Delio e Giuliano. Sino al 1932 si dedicò anche a traduzioni dal tedesco, dal russo e dall’inglese. Dopo aver annotato e schedato per circa tre anni le riviste e i libri che gli era consentito leggere in carcere, iniziò a riordinare le note in nuovi quaderni da lui definiti “speciali” perché dedicati a un unico argomento (La filosofia di Benedetto Croce, Il Risorgimento italiano, Noterelle sulla politica del Machiavelli, Americanismo e fordismo, ecc.), cancellando le precedenti stesure con lunghi tratti di penna. A causa dell’aggravarsi delle condizioni di salute, nel novembre 1933 fu trasferito in una clinica a Formia, dove poté riprendere il lavoro solo nella seconda metà del 1934 dedicandosi soprattutto alla compilazione dei quaderni di carattere monografico. Ottenuta la semilibertà nell’ottobre 1934, nell’estate del 1935 fu ricoverato a Roma nella clinica Quisisana assistito dalla cognata. Pochi giorni dopo aver riacquistato la libertà, morì il 27 aprile 1937 all’età di 46 anni. Alla sua morte i 33 quaderni furono presi in consegna da Tatiana che prima di inviarli a Mosca, dove giunsero nell’estate del 1938, li catalogò e numerò con cifre romane. I manoscritti tornarono in Italia il 3 marzo 1945 e da essi furono tratti i sei volumi della prima edizione dei Quaderni del carcere pubblicata dalla casa editrice Einaudi tra il 1948 e il 1951. Nel 1975 vennero ripubblicati da Einaudi nell’edizione critica curata dall’Istituto Gramsci. Nell’ambito dell’Edizione nazionale degli scritti di Antonio Gramsci, edita dall’Istituto della Enciclopedia italiana, è prevista la loro suddivisione in Quaderni di traduzioni, Quaderni miscellanei e Quaderni speciali. L’originalità e la ricchezza delle riflessioni gramsciane è testimoniata dal crescente numero di traduzioni dei Quaderni e dagli oltre 20 mila titoli in 41 lingue registrati dalla Bibliografia gramsciana.

 

GLI ORARI

Giovedì, domenica, lunedì dalle ore 10 alle ore 22
Venerdì e sabato dalle ore 10 alle ore 23
Entrata € 10

 

LA MOSTRA

La Mostra è stata progettata per la XXIX edizione del Salone Internazionale del Libro di Torino. Saranno esposti i 33 quaderni su cui Antonio Gramsci annotò le sue riflessioni tra il febbraio del 1929 e l’estate del 1935. I quaderni – appena restaurati dall’Istituto Centrale per il Restauro e la Conservazione del patrimonio Archivistico e Librario – verranno collocati all’interno di teche appositamente realizzate per la mostra di Torino; essenziali didascalie forniranno le indicazioni sull’oggetto esposto (misure e data) e ne illustreranno il contenuto. I quaderni saranno integralmente consultabili in formato digitale attraverso due touch screen che permetteranno di sfogliarne le pagine. L’edizione digitale consentirà di visionare la particolare grafia di Gramsci che, sebbene minutissima, risulta di facile lettura grazie alla sua regolarità e all’assenza di segni di ripensamento; inoltre, mettendo a confronto le note di prima stesura (barrate dall’autore, ma sempre del tutto leggibili) e quelle ricopiate e rielaborate nei quaderni di argomento monografico, si potrà ben intendere il modo di lavorare di Gramsci. Le teche che li ospiteranno saranno in grado di garantire il rispetto dei parametri relativi alla temperatura, al grado di umidità, e all’esposizione alla luce. Lo stand dedicato ai Quaderni del carcere, denominato T08, è posizionato nel padiglione 3 in prossimità della Sala Azzurra. La pianta dello spazio destinato alla mostra misura 4 metri di larghezza per 8 metri di profondità. L’esposizione è pensata come una stanza pressoché buia. Le due pareti laterali lunghe sono rivestite da teli neri; il fondo è decorato con una composizione delle copertine dei quaderni; sulle due pareti che chiudono il perimetro dello spazio espositivo le immagini di alcuni quaderni aperti mostrano la grafia di Gramsci. L’entrata è costituita da tre pareti: una centrale posizionata a 50 centimetri dal margine del fronte, due laterali arretrate di un metro.Sulle pareti laterali sono elencati i temi che Gramsci sviluppò nei quaderni. Sulla parete di centro trova posto il suo ritratto/icona con il titolo e i crediti della mostra, i cui contenuti sono descritti al suo opposto interno. Lo spazio buio è interrotto dalla luce delle 4 teche contenenti i manoscritti con relative didascalie e dai due 2 touch screen che permettono di sfogliarne tutte le pagine. I materiali usati – lamiera microforata, lastre di metallo e legni non trattati – e la scelta di una illuminazione fredda rimandano all’essenzialità di una cella.

Al termine del Salone del libro di Torino i quaderni saranno esposti alle Gallerie d’Italia Piazza Scala a Milano dal 20 maggio al 17 luglio.