SCRITTI (1910-1926) 2. 1917

ANTONIO GRAMSCI. SCRITTI (1910-1926) 2 1917
a cura di Leonardo Rapone
con la collaborazione di Maria Luisa Righi
e il contributo di Benedetta Garzarelli
Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana 2015 | pp. 810
ISBN 8812005802

 

Il secondo volume degli Scritti (1910-1926) di Antonio Gramsci raccoglie tutti gli scritti gramsciani sino ad oggi individuati, andati in stampa nel corso dell’anno 1917. Sono inclusi gli scritti la cui pubblicazione fu vietata dagli uffici di revisione addetti alla censura ma dei quali si sono conservate le bozze di stampa.

 

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Indice

Nota al testo, XI
Abbreviazioni archivistiche e bibliografiche, XLII

Scritti, 1

Apparati, 685
Voci biografiche, 687
Indice dei periodici, 771
Indice dei nomi, 775

Indice generale, 797


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dalla Nota al testo

Questo volume dell’Edizione nazionale degli scritti di Antonio Gramsci raccoglie tutti gli scritti gramsciani sino ad oggi individuati, andati in stampa nel corso dell’anno 1917. Sono inclusi gli scritti la cui pubblicazione fu vietata dagli uffici di revisione addetti alla censura ma dei quali si sono conservate le bozze di stampa. Nei casi in cui la disponibilità delle bozze lo ha consentito, sono stati altresì ripristinati i passi censurati all’interno di articoli ammessi alla pubblicazione. Tutti i testi derivano dall’attività svolta da Gramsci quale redattore della stampa socialista torinese: un’attività che aveva avuto inizio alla fine del 1915 e che nel 1917 si esplicò per la massima parte sulla pagina delle Cronache torinesi del quotidiano socialista «Avanti!» e sul «Grido del popolo» – il settimanale della Federazione torinese del PSI della cui redazione Gramsci fu anche il responsabile (di fatto il direttore) dalla fine del mese di agosto – nonché nella preparazione di un numero unico pubblicato in febbraio dalla Federazione giovanile socialista piemontese, dal titolo «La Città futura». Il volume comprende in totale 295 testi, tra cui 63 note di critica a spettacoli, per lo più a rappresentazioni teatrali. Nessuno di questi testi è firmato col nome dell’autore, e soltanto 11 sono contrassegnati in modo evidente da Gramsci: 5 con pseudonimi sicuramente a lui riconducibili (Alfa Gamma o Raksha, adoperati l’uno tre, l’altro due volte), 6 con le iniziali a.g. o A.G.4 Il primo scoglio è stato dunque quello dell’attribuzione a Gramsci di una messe di scritti assolutamente anonimi, rispettosi per questo aspetto di una regola etica che la Direzione del PSI aveva stabilito nell’ottobre 1914 dopo le dimissioni di Benito Mussolini dalla carica di direttore dell’«Avanti!» e che, secondo quanto attestato successivamente dallo stesso Gramsci, il nuovo direttore del quotidiano socialista, Giacinto Menotti Serrati, aveva motivato sostenendo «che un giornale proletario deve essere anonimo e non deve servire da vetrina a nessuno». Il problema dell’individuazione degli articoli riconducibili a Gramsci ha accompagnato ogni edizione dei suoi scritti giornalistici, sicché questa Edizione nazionale ha potuto assumere come termine di confronto le scelte compiute in occasione delle precedenti pubblicazioni, vagliandole criticamente e facendo di questo esame critico il punto di partenza del lavoro di attribuzione. […]

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