Gramsci in Gran Bretagna

a cura di Derek Boothman, Francesco Giasi, Giuseppe Vacca
Bologna, Il Mulino 2015
pp. 333 € 27,00 | 9788815260949

 

 

 

 

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Indice

Nota ai testi 7

Abbreviazioni 11

Introduzione, di Derek Boothman 13

Gramsci e i Soviet in Italia, di Perry Anderson 37

I Quaderni del carcere in Gran Bretagna, di Quintin

Hoare e Geoffrey Nowell-Smith 47

Gramsci e il marxismo, di Victor G. Kiernan 63

Gramsci e la teoria politica marxista, di Eric J. Hobsbawm

89

La politica del thatcherismo: il populismo autoritario,

di Stuart Hall 107

Per capire le classi subalterne, di Eric J. Hobsbawm 139

Le edizioni inglesi di Gramsci, di David Forgacs 145

Tra etica e politica: la teoria gramsciana degli intellettuali,

di James Martin 157

Una critica crociana di Gramsci sullo storicismo, l’egemonia

e gli intellettuali, di Richard Bellamy 185

Il sovvertimento del linguaggio della politica in Gramsci,

di Anne Showstack Sassoon p. 215

Storicizzare Gramsci: situare le idee sia all’interno che

oltre il loro contesto, di Adam David Morton 229

La modernità come rivoluzione passiva: Gramsci e i

concetti fondamentali del materialismo storico,

di Peter Thomas 263

Gramsci, i Quaderni del carcere e la filosofia, di Chris

Harman 285

Le fonti del concetto di egemonia in Gramsci, di Derek

Boothman 307

Gli autori 329


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In breve
Dalla metà degli anni Sessanta, e soprattutto in seguito alla pubblicazione nel 1971 dell’antologia Selections from the Prison Notebooks, l’interesse per Gramsci in Gran Bretagna è cresciuto costantemente. Attraverso gli scritti dei maggiori interpreti del suo pensiero il volume dà conto dei momenti più significativi della sua penetrazione nella cultura inglese. Alla fortuna di Gramsci in Gran Bretagna è dedicato il saggio introduttivo, che prende le mosse dal ruolo di Piero Sraffa. Il volume raccoglie scritti di Perry Anderson, Quintin Hoare e Geoffrey Nowell-Smith, Victor G. Kiernan, Eric J. Hobsbawm, Stuart Hall, David Forgacs, Richard Bellamy, Anne Showstack Sassoon, Adam David Morton, Peter Thomas, Chris Harman e Derek Boothman


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Introduzione
di Derek Boothman
1. Gramsci tradotto in inglese: un lungo periodo di preparazione

La grande esplosione di interesse per Antonio Gramsci in Gran Bretagna viene convenzionalmente datata al 1971, anno della pubblicazione, da parte dell’editore Lawrence and Wishart, della prima corposa scelta antologica dei Quaderni del carcere, le Selections from the Prison Notebooks, a cura di Quintin Hoare e Geoffrey Nowell-Smith. Essa era stata preceduta da un lungo, e a volte travagliato, periodo di preparazione, durante il quale già si era manifestata qualche influenza del pensiero di Gramsci. Nella «preistoria» di Gramsci in Gran Bretagna, Piero Sraffa – il grande economista e amico di Gramsci – svolse un ruolo rilevante. Oltre a rappresentare un importante anello di congiunzione tra il prigioniero e il suo partito, a partire dai primi anni Trenta egli svolse una analoga funzione di collegamento tra l’intellettuale sardo e alcuni personaggi di spicco del mondo politico- intellettuale britannico. Per una parte del suo immenso lavoro di cura delle opere di David Ricardo, Sraffa si avvalse della collaborazione di Maurice Dobb, economista e primo docente universitario ad aderire al Partito comunista britannico. Collega di Sraffa all’Università di Cambridge, Dobb fu l’estensore della famosa lettera dell’aprile 1927 al «Manchester Guardian» in cui si denunciava la grave situazione di Gramsci nelle carceri fasciste; probabilmente Dobb e Sraffa si erano conosciuti qualche anno prima1 e non c’è da stupirsi se, attraverso Sraffa, Dobbavesse recepito alcune nozioni gramsciane. Nel 1932 Dobb pubblicò un pamphlet intitolato On Marxism To-Day2, nel quale si riconoscono pensieri e commenti che trovano riscontro sia nei Quaderni che nelle Lettere dal carcere come, ad esempio, la polemica sulla riduzione del marxismo a «canone di interpretazione storica»3; la citazione dell’articolo di D.P. Mirskij, segnalato a Gramsci da Sraffa dopo la pubblicazione sulla rivista «Labour Monthly» nel luglio del 1931 e oggetto di commenti positivi sui Quaderni (Q 11 § 12); o, fatto ancora più interessante, l’asserzione di Dobb che le idee, non solo gli eventi «materiali», possono giocare un ruolo attivo «nella causalità storica»4. Inoltre, si può notare l’uso dell’espressione «class hegemony» in un periodo in cui la parola stessa «hegemony» era ancora insolita nel lessico politico britannico, mentre Dobb l’adoperava ripetutamente nel suo famoso volume, pubblicato nel 1946 ma concepito negli anni Trenta Studies in the Development of Capitalism5. Altri influssi gramsciani furono invece casi isolati, probabilmente limitati per quanto sappiamo a Ludwig Wittgenstein6. Nei primi anni del secondo dopoguerra Sraffa compare nuovamente. All’inizio del 1948, appena pubblicate le Lettere dal carcere, ci fu un breve scambio epistolare tra lui e il segretario del Partito comunista britannico, Harry Pollitt, consultabile presso l’Archivio Sraffa a Cambridge. La corrispondenza testimonia l’interesse in alcuni ambienti del partito a pubblicare le lettere. È il caso del letterato scozzese Hamish Henderson – anche lui in contatto con Sraffa e buon conoscitore dell’Italia, dove aveva combattuto a fianco dei partigiani – che già aveva assunto il compito di farne una traduzione inglese. Purtroppo, il progetto non vide la luce in quegli anni e il traduttore dovette aspettare fino agli anni Ottanta per vedere la pubblicazione della sua fatica7. Va aggiunto, tuttavia, che nel frattempo le Lettere, nonché i Quaderni, nell’edizione Platone-Togliatti, erano stati recensiti favorevolmente sull’autorevole «Times Literary Supplement»8. Pochi anni più tardi, nella scia degli avvenimenti del 1956, che scossero i partiti comunisti occidentali, un gruppo di fuoriusciti dal Partito comunista britannico fondò la rivista «The New Reasoner», che pubblicò alcune delle lettere tradotte da Henderson. Contemporaneamente, nel 1957 – caldeggiata dal leggendario gruppo di storici del Partito comunista britannico9 – fece la sua comparsa una prima, limitata, selezione dei Quaderni e di alcuni scritti risalenti al periodo dei Consigli di fabbrica (The Modern Prince and Other Writings, sempre per Lawrence and Wishart). Grazie a questa pubblicazione, mal-grado i numerosi errori e le debolezze della traduzione e delle note (passati generalmente inosservati in Gran Bretagna), cominciò a crescere le reputazione di Gramsci come pensatore marxista originale e antidogmatico. Caso quasi unico in quel periodo, i giudizi del «New Reasoner» e del nuovo mensile del Partito comunista britannico, «Marxism Today», furono unanimi. Nella prima rivista, The Modern Prince fu recensito positivamente da Christopher Hill – grande storico della rivoluzione inglese del Seicento –, mentre sull’organo del Partito comunista George Thomson – classicista, in seguito il principale intellettuale marxista filocinese tra i comunisti britannici – lodò l’approccio di Gramsci al rapporto dirigenti-masse, paragonandolo a quello sviluppato in Cina da Mao Zedong. Ma nonostante gli elogi al volume, al convegno organizzato dall’Istituto Gramsci per il ventennale della morte di Gramsci, Eric Hobsbawm, uno degli storici rimasti nel Partito comunista britannico dopo il 1956 (qui se ne pubblicano due saggi), lamentava che «l’influenza di Gramsci in Inghilterra non era stata fino ad oggi sensibile» e che essa non aveva avuto «ripercussioni importanti nel nostro movimento operaio»; tuttavia aggiungeva: «negli ultimi anni […] la conoscenza di Gramsci e la sua influenza sono andate crescendo negli ambienti marxisti inglesi e nella sinistra del movimento operaio».  …

Il volume è stato realizzato con il contributo concesso dal Gruppo Unipol