1945-1946. LE ORIGINI DELLA REPUBBLICA 2 voll.

a cura di Giancarlo Monina
Soveria Mannelli, Rubbettino 2007
pp. 1156, € 40,00 | 9788849818611

 

 

 

 

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In breve

I volumi si inseriscono nel programma di iniziative promosso dal Comitato nazionale “1945-1946 alle origini della Repubblica” istituito con Decreto per i Beni e le Attività culturali del 19 aprile 2005 e posto sotto l’Alto Patronato della Presidenza della Repubblica. Il Comitato nazionale trae origine dalla proposta e dalla iniziativa dalla Fondazione Istituto Gramsci, dalla Fondazione Basso, Dalla Fondazione Luigi Einaudi Roma, dalla Fondazione Ugo Spirito, dall’Istituto Luigi Sturzo in collaborazione con la Fondazione Ugo La Malfa, la Fondazione Filippo Turati e con l’Istituto per la Storia della democrazia Repubblicana.
I due volumi raccolgono i risultati di un vasto programma di studi e di ricerche promosso dal Comitato nazionale 1945-1946 alle origini della Repubblica e realizzato tra il 2005 e il 2007 con la partecipazione di numerosi studiosi appartenenti a diverse generazioni e a diversi orientamenti culturali. Offrono un quadro originale delle vicende storiche sulle origini della repubblica alla luce degli elementi di novità intervenuti negli ultimi anni, a partire dalla disponibilità di nuovo materiale documentario nazionale e internazionale.

 

> VOLUME I. Contesto internazionale e aspetti della transizione

II primo volume, aperto dal Presidente del Comitato nazionale Valerio Zanone e introdotto dalla riflessione storiografica di Pietro Scoppola, affronta i temi connessi al contesto internazionale in cui si inseriscono le vicende italiane del tempo ed esamina il processo di transizione alla repubblica gettando un nuovo sguardo sul rapporto tra “continuità e discontinuità” negli ambiti delle istituzioni, della cultura, dei linguaggi, dell’economia, della politica e della società.

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Indice I volume

Prefazione di Valerio Zanone

Introduzione di Pietro Scoppola

PARTE PRIMA  L’Italia nel contesto internazionale

Elena Aga Rossi, L’Italia nel contesto internazionale (1945-1948)

Paolo Pombeni, La transizione politica nell’Europa postbellica

Silvio Pons, L’Italia vista dall’URSS

Umberto Gentiloni Silvari, Il passaggio istituzionale nella documentazione alleata

Emilio R. Papa, Gli Stati uniti d’Europa nel pensiero di Carlo Sforza (1919-1946)

PARTE SECONDA Aspetti della transizione

Agostino Giovagnoli, Chiesa e società dalla guerra alla democrazia

Santo Peli, L’eredità della resistenza

Mariuccia Salvati, Mutamenti del linguaggio politico tra fascismo e repubblica

Guido Melis, La cultura dello Stato tra continuità e discontinuità

Michele Battini, Una debole religione politica: il patriottismo costituzionale

Ermanno Taviani, L’immagine della nazione nella cinematografia tra fascismo e repubblica

Emanale Bernardi, Il PCI e la DC di fronte alla riforma agraria: un dialogo interrotto (1944-1947)

Giovanni Dessì, La ripresa del dibattito filosofico all’università di Roma

Alessio Gagliardi, La CGIL unitaria e la nuova costituzione economica

Gerardo Nicolosi, I liberali e la resistenza

Tommaso Piffer, La politica delle Brigate autonome (1943-1945)

Isabella Valentini, La riorganizzazione degli studi storici (1943-1946)

 

> VOLUME II. Questione istituzionale e costruzione del sistema politico democratico

Il secondo volume, dedicato alla questione istituzionale e alla costruzione del sistema politico democratico, affronta il nodo referendario del 2 giugno 1946 ed evidenzia la pluralità delle culture e delle identità politiche che concorsero alla ripresa della vita democratica nell’Italia del dopoguerra.

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Indice II volume

Aldo G. Ricci, Il nodo referendario

Leopoldo Elia, De Gasperi e la questione istituzionale

Sandro Guerrieri, Il PCI e il processo costituente

Roberto Gualtieri, La nascita della Repubblica. Dibattito politico e transizione istituzionale (1943-1946)

Maurizio Degl’Innocenti, I socialisti

Giuseppe Parlato, Dal clandestinismo alla legalità: il ruolo del referendum istituzionale nell’evoluzione del neofascismo italiano

Christian Blasberg, La crisi del PLI. I liberali tra CLN e qualunquismo

Giovanni Orsina, Translatio imperii. La crisi del governo Parri e i liberali

Giancarlo Monina, Tra politica e cultura «La Cittadella» (1946-1948)

Danilo Breschi, Le forme dell’anticomunismo alle origini della Repubblica

Matteo Truffelli, L’antipolitica

Fabio Grassi Orsini, Questione dell’ordine pubblico e lotta politica in Italia

Domenico Maria Bruni, I partiti politici e la questione giuliana

Chiara Giorni, Lelio Basso tra partito politico e Assemblea costituente

Gianluca Fiocco, Lotta politica e questione istituzionale nelle carte dell’Archivio del PCI

Piero Roggi, La Costituzione economica nelle carte Fanfani

Marialuisa L. Sergio, L’uso politico delle riviste culturali e la nascita dei topoi della storiografia azionista

Piero S. Graglia, L’evoluzione del federalismo organizzato alla vigilia della Costituente

 

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Prefazione

di Valerio Zanone
Il Comitato nazionale “1945-1946 alle origini della Repubblica” è stato istituito a sessantanni dalla Liberazione, il 19 aprile 2005, con decreto del ministro per i beni e le attività culturali e sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica.
Il progetto di ricerche storiche del Comitato, insediato il 31 maggio 2005 con la partecipazione di eminenti studiosi, era stato predisposto dalle istituzioni culturali intitolate a Lelio Basso, Luigi Einaudi, Antonio Gramsci, Ugo Spirito e Luigi Sturzo.
L’esecuzione del progetto è stata affidata a una giunta formata da Umberto Gentiloni Silveri, Roberto Gualtieri, Giancarlo Monina, Giovanni Orsina e Giuseppe Parlato. Al coordinatore della giunta Giancarlo Monina va attribuito il merito ti i aver portato a termine, in tempi solleciti rispetto all’ampiezza del progetto, il compimento dell’opera ora pubblicata. Trentasei studiosi vi hanno liberamente concorso senza altro vincolo che quello indicato dal Capo dello Stato Giorgio Napolitano nel messaggio dopo il giuramento: «non si può dare memoria né identità condivisa se non si ripercorre e si ricompone in spirito di verità la storia della nostra Repubblica, nata sessantanni fa come culmine della tormentata esperienza dello Stato unitario».
I due volumi che compongono la ricerca sono legati dalla continuità che intercorre fra le origini della repubblica e i prin- » ipi costituzionali in cui trova fondamento l’identità nazionale. «Solo un interesse della vita presente ci può muovere ad indagare un fatto passato», scriveva il Croce teorico della storia sempre contemporanea. Oggi la stragrande maggioranza degli italiani viventi è nata dopo il 1946, eppure continua a riconoscersi nel volto della repubblica scolpito nei primi articoli della Costituzione, quei principi fondamentali in cui Piero Calamandrei avvertiva l’eco lontana del risorgimento, e ne segnalava le voci ai giovani del suo tempo.
Anche oggi, nella pubblica opinione e soprattutto fra i giovani si avverte una rinnovata domanda di storia. E anche quando le memorie esistenziali sono irriducibilmente divise, a tradurle in fondamenti condivisi interviene la lezione della storia crocianamente giustificatrice e non giustiziera. Non la storia ufficialmente dettata e prescritta, ma la storia raccolta dalla ricerca critica per rispondere alle domande del presente. La lezione della storia fonda un lascito condiviso che non contraddice al pluralismo culturale della società libera, ma ne costituisce lo sfondo e la premessa; quasi a stabilire, se così si può dire, le regole elementari per una grammatica della convivenza.
La scansione tematica dei singoli studi, puntualmente richiamati nella presentazione di Giancarlo Monina, si apre con il raccordo fra le origini della Repubblica italiana e il contesto internazionale.
Prima e durante la guerra era maturata fra gli oppositori del fascismo l’idea e la speranza della cittadinanza europea come futura cittadinanza degli uomini liberi; Ernesto Rossi e Altiero Spinelli, coautori nel 1941 del Manifesto di Ventotene, due anni dopo avevano fondato a Milano il Movimento federalista europeo. Nel 1945 l’Europa continentale veniva spartita fra le sfere di influenza delle potenze vincitrici e l’Italia, sconfitta ma finalmente liberata, veniva a trovarsi sul crinale del bipolarismo mondiale.
Da allora, già prima della fondazione della repubblica, l’intreccio fra politica internazionale e politica interna avrebbe fatto della seconda il rispecchiamento obbligato della prima.
Per un verso l’Unione Sovietica, interessata in via preminente a escludere ingerenze delle superpotenze nel campo avverso, mantenne verso l’Italia la linea più punitiva in fatto di riparazioni di guerra e di mutilazioni territoriali; e l’allineamento imposto al Partito comunista italiano pervenne alla dissociazione fra il sentimento d’italianità e l’obbedienza ideologica nel caso della linea filo-jugoslava tenuta dai comunisti sulla questione di Trieste, simbolo evocativo dell’unità conquistata al prezzo della prima guerra mondiale.
Sul versante opposto, l’aiuto prestato all’Italia dagli Stati Uniti d’America valse a mitigare i costi morali e materiali del Trattato di pace. Pochi anni dopo i soccorsi alimentari ed economici americani sarebbero stati il manifesto vincente della i .impagna elettorale del 1948. Quanto al passaggio dalla monarchia verso la repubblica, nonostante le differenti propensioni fra gli anglo-americani, gli alleati si attennero in definitiva al rispetto della volontà popolare sancita dal referendum.
Alle origini della repubblica, lo spartiacque internazionale fra Est e Ovest segna quello che sarebbe rimasto quasi per mezzo secolo lo spartiacque della politica interna italiana.
Dopo il raccordo con il contesto internazionale, l’ambito lenutico della ricerca si addentra nel processo di transizione il.il ventennio della dittatura verso le origini della repubblica.
Dal primo novecento era fermentato non solo in Italia un irrazionalismo di fondo che convogliava in sé l’insofferenza vciso i mediocri orizzonti della vita prosaica, il culto baldanzosi! della violenza risolutiva e, nel campo più direttamente politico, l’irrisione del democratismo e del parlamentarismo. I )opo la conflagrazione della Grande guerra il fascismo tradussi’ quel torbido retaggio in un lessico di parole d’ordine e in un.i stili//a/.ione dei comportamenti pubblici che nell’arco di olili verni anni finirono per imprimersi sulla identità della nazione una maschera che appariva ormai inseparabile dal volto.
II processo di transizione aperto dalla caduta del regime poteva procedere soltanto attraverso un percorso non lineare di continuità e discontinuità che è stato e rimane uno dei temi più complessi e controversi della storiografìa recente. La ricerca offre una serie di sondaggi su diversi terreni: il riassetto delle forze produttive; la nascita nel 1944 della CGIL quale sindacato unitario; la riforma del mondo agrario, dove le occupazioni di terre meridionali incolte trovarono giustificazione in quel primato del lavoro che sarebbe stato consacrato nel primo articolo della Costituzione; la nuova rappresentazione della vita sociale a opera del cinema neorealista; l’apertura degli studi filosofici e storici alle nuove correnti di pensiero; la persistenza di forti elementi di continuità nell’ordinamento giuridico e nell’amministrazione pubblica.
Già allora la compresenza di continuità e discontinuità generò tendenze contrastanti; da un lato il disincanto per la palingenesi incompiuta, dall’altro lato la voglia di rientrare nella normalità. Se ne fecero portatori in linea diretta due movimenti politici, l’azionismo e il qualunquismo. Da collocazioni opposte ebbero entrambi vita effimera. Ma la compresenza di continuità e discontinuità che è alle origini della repubblica è rimasta lungamente attiva nei decenni della sua storia.
Con il secondo volume la ricerca pone a confronto gli attori e gli eventi della lotta politica con il referendum istituzionale e l’avvio del processo costituente, avvalendosi in parte anche di materiali d’archivio inediti, di riviste quasi dimenticate, di zone periferiche rispetto alle linee di grande comunicazione storiografica.
Dopo l’otto settembre, di fronte alla disgregazione delle istituzioni centrali e delle forze armate, nell’Italia tagliata in due la legittimità del potere transitava dalle macerie dello Stato verso il nascente sistema dei partiti; il governo Bonomi delegava a rappresentarlo nei territori occupati dai tedeschi il Comitato di liberazione nazionale Alta Italia in quanto organo dei partiti antifascisti.
Anche se l’insieme delle ricerche non arriva a coprire l’intero arco del sistema politico, esso offre contributi di particolare interesse sia sul rapporto fra le formazioni partigiane e i partiti del CLN; sia sull’attività di riviste, circoli culturali e gruppi locali rimasti ai margini del sistema politico; sia sull’influenza esercitata in quegli anni da singoli protagonisti quali Carlo Sforza, Lelio Basso, Amintore Fanfani.
Nuovi elementi sono portati alla documentazione del contrasto, presto divenuto insanabile, fra le differenti interpretazioni della resistenza: l’interpretazione legittimista che intendeva la resistenza come lotta per la liberazione dal tedesco invasore, per la restituzione della patria a istituzioni legittime e per il ripristino della legalità; e l’interpretazione rivoluzionaria che intendeva la resistenza come primo stadio della lotta di classe verso la trasformazione sociale del paese.
Quelle interpretazioni contrastanti condussero presto alla rottura dell’unità ciellenista, anticipata dai liberali anche allo scopo di trattenere dentro il sistema l’elettorato moderato.
L’anticomunismo cresceva fra i moderati per il concorso di motivazioni che nell’insieme risultarono decisive nella svolta politica del 18 aprile 1948: oltre alle riparazioni di guerra imposte all’Italia dall’URSS, il destino ignoto dei soldati dispersi in Russia e le notizie dei rimpatriati circa le misere condizioni di vita del popolo russo; le violenze perpetrate nelle regioni rosse .1 danno di proprietari e benestanti; la predicazione contro l’a- u isino comunista condotta in rapporto diretto e capillare con le masse dalla Chiesa, che per arginare il pericolo comunista si era mostrata anche favorevole, almeno nei primi tempi e nei vutii i vaticani, alla continuazione della monarchia.
Al talare del vento del nord l’elettorato moderato avrebbe 1 ert alo riparo non tanto presso le leggere strutture elitarie del l’aitilo liberale quanto sotto lo scudo protettivo della Democrazia cristiana.
Ma già alle origini della repubblica, il sistema dei partiti che in epoche successive avrebbe assunto la definizione di arco costituzionale lasciava all’esterno di sé zone dell’opinione pubblica destinate a estendersi; sia con la riorganizzazione del neofascismo gradualmente riemergente dalla clandestinità; sia con l’impennata del qualunquismo che ebbe fortuna breve, e poi con l’antipolitica, destinata invece a diventare perenne: la prienne apatia verso la partecipazione politica; la ricorrente sfiducia verso tutti i partiti, avvertita da De Gasperi già a pochi mesi dalla Liberazione; l’abituale disistima verso il ceto politico, di cui un esempio inatteso può trovarsi nell’audizione di Vittorio Valletta davanti alla Commissione per i rapporti economici della Costituente.
I materiali acquisiti dai contributi dei singoli ricercatori e raccolti dal Comitato nazionale concorrono a mostrare le molteplici componenti compresenti già nella resistenza e maggiormente subito dopo la Liberazione, e infine confluite nell’opera dell’Assemblea costituente.
Sulla soglia della Carta costituzionale si ferma il compito assegnato al Comitato. Nel darvi attuazione si è tenuta presente nuovamente l’indicazione espressa dal Capo dello Stato, non più nel messaggio dopo il giuramento ma il 25 aprile 2007, nel discorso a Cefalonia in commemorazione dei caduti della Divisione Acqui. In quel discorso Giorgio Napolitano invitava la memoria storica e la coscienza comune a dare il giusto posto alle diverse tappe e alla pluralità dei fattori sfociati nella Liberazione, in «una visione comprensiva del percorso che può favorire un effettivo riconoscimento unitario».
Da sessant’anni, ma soprattutto dall’inizio degli anni novanta, la storia politica e la politica della storia si interrogano sulla persistenza della Carta costituzionale e sulla sua efficacia come carta di identità della repubblica.
Nata dal referendum, che anche nella diversità territoriale del responso segnava l’Italia divisa, la repubblica si diede la Costituzione in cui sono tuttora visibili, a seconda dei punti di vista, la sintesi oppure il compromesso fra le fedi ideologiche destinate a misurarsi lungo tutta la seconda metà del novecento.
Ma la larga maggioranza con cui l’Assemblea costituente approvò il testo della Costituzione consolidò il responso del referendum istituzionale; e il monarchico Luigi Einaudi, nel messaggio dopo il suo giuramento come Presidente della repubblica, non esitò a dichiarare che in quel risultato vi era il segno di un «trapasso meraviglioso».
Ritorna alla mente il Calamandrei degli anni cinquanta, che spiegava agli studenti milanesi come nella Costituzione italiana vi sia una polemica duplice: la polemica che chiude con il passato, e la polemica che richiama il futuro nel presente, per consolidare le aspettative sperate in diritti riconosciuti. Quella Costituzione accompagna tuttora la storia italiana non come un libro stampato ma come un soggetto della vita civile.
Al momento di andare alle stampe apprendiamo la dolorosa notizia della scomparsa di Pietro Scoppola, autore della introduzione ai volumi e protagonista, con le sue lucide indicazioni, del Comitato nazionale. A Scoppola dedichiamo i risultati delle nostre ricerche.