EUROPA E DEMOCRAZIA

LE CULTURE COSTITUZIONALI PER LE SFIDE DEL PARTITO DEMOCRATICO
a cura di Giovanni Dessì, Francesco Giasi, Giancarlo Monina
Gruppo parlamentare del Partito democratico alla Camera di deputati 2013
pp. 222

 

 

 

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Indice

Presentazione di Roberto Speranza
Prefazione di Gero Grassi
Nota dei curatori
LA «CULTURA DELLA COSTITUENTE»
Introduzione di Guido Melis
Umberto Terracini, I propositi dell’Assemblea Costituente
Piero Calamandrei, Chiarezza della Costituzione
Lelio Basso, Un «punto di equilibrio» e di sintesi delle diverse istanze sociali
Palmiro Togliatti, Per una Costituzione democratica e progressiva
Alcide De Gasperi, La questione cattolica
Umberto Terracini, Conclusione dei lavori
NAZIONE E INTERDIPENDENZE:L’ITALIA TRA EUROPA, STATI UNITI E MONDO
Introduzione di Guido Formigoni
Federico Romero, L’Italia nella guerra fredda
Roberto Gualtieri, Politica ed economia nella crisi della Repubblica
L’UNITA’ TRA GEOGRAFIA E STORIA
Introduzione di Franco Cassano
Luigi Sturzo, Il Mezzogiorno e la politica italiana
Fernand Braudel, Le penisole
Luigi Sturzo, La piccola Europa
Fernand Braudel, L’Italia fuori d’Italia
Ruggiero Romano, Tra nazione e paese
Giorgio Ruffolo, Un paese troppo lungo
Giorgio Napolitano, Mezzogiorno e unità nazionale
Franco Cassano, La questione meridionale dopo la fine dell’intervento straordinario
UNA REPUBBLICA DI DONNE E DI UOMINI
Introduzione di Patrizia Gabrielli
Anna Rossi Doria, I diritti dimezzati
Patrizia Gabrielli, Le donne e la Repubblica


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Nota dei curatori
Viviamo in un’epoca segnata da emergenze che sembrano imporre continuamente un tempo immediato e irriflessivo alle nostre azioni. Corriamo il rischio di volgere lo sguardo soltanto al presente e di perdere di vista la visione prospettica e il senso storico del nostro agire civile e politico. Il passato viene spesso derubricato come un inutile orpello che ci allontana dalla modernità e dall’attualità, un peso di cui è meglio fare a meno per sentirsi più “leggeri” di fronte alle difficili sfide dell’agenda politica. Una delle manifestazioni della crisi di legittimazione della politica è, non a caso, la quasi totale cancellazione dal dibattito pubblico del suo profilo storico: quello più nobile, austero, a volte drammatico, che ha a che fare, ad esempio, con il riconoscimento di quei fattori che hanno condotto una nazione uscita prostrata dalla seconda guerra mondiale a un livello di benessere e di sviluppo che resta, con tutti gli evidenti limiti, tra i più elevati del mondo occidentale. Il giudizio sommario cui vengono talora sottoposti i partiti rischia di negare simili evidenze e di travolgere tutta la nostra storia recente. A essere messa a rischio, per questa via, è l’identità stessa dell’Italia repubblicana. La storia è la principale fonte per la definizione della nostra identità, è una materia delicata che non si può rimuovere e che deve essere, invece, utilmente elaborata per comprendere la nostra funzione attuale. Solo un’intelligente ripresa delle tradizioni culturali può dare solidità e credibilità a nuove politiche, allontanando il rischio che l’agire politico sia ridotto a improvvisazione. La cosiddetta disaffezione nei confronti della politica, la generalizzata critica ai partiti, il riproporsi del mito della democrazia diretta e il diffuso astensionismo elettorale, sono manifestazioni di una sfiducia che sottendono spesso un giudizio storico molto approssimativo sull’azione svolta dai partiti nell’Italia repubblicana. Il Partito democratico è un partito giovane, nato per rispondere ai grandi cambiamenti che hanno attraversato le società contemporanee, ma è anche un partito in cui convergono le principali culture costituzionali della nostra storia repubblicana. La riflessione sulla propria storia, sulla propria identità, lungi dall’essere una mera riproposizione del passato, appare sempre più condizione necessaria per rispondere alle sfide del presente e per guardare al futuro.
Non è casuale, quindi, che la Fondazione Istituto Gramsci, la Fondazione Lelio e Lisli Basso-Issoco e l’Istituto Luigi Sturzo abbiano lavorato insieme per realizzare questa iniziativa aderendo alla proposta dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo parlamentare del PD alla Camera di ideare alcuni Percorsi di approfondimento sulla storia dell’Italia repubblicana. Da parte dei tre istituti vi è la convinzione che una ripresa di interesse e di partecipazione dei cittadini alla politica passi attraverso un ripensamento complessivo della nostra storia nazionale e internazionale nel più ampio contesto europeo. Gli Istituti di cultura rappresentano peraltro una risorsa irrinunciabile per la democrazia, non solo perché operano per la conservazione e la valorizzazione dei beni archivistici e librari, ma perché promuovono attività culturali nei diversi ambiti della ricerca e della formazione e si propongono come un’infrastruttura della conoscenza che contribuisce allo sviluppo culturale e civile dell’Italia. Essi sono un deposito sicuro e organizzato – e spesso unico – delle identità plurali che hanno concorso nel tempo a generare la complessa identità italiana e che hanno contribuito alla nascita e alla crescita di una cultura politica europea. I nostri tre istituti, in particolare, hanno in comune una lunga attività nel campo della raccolta, del riordino e della offerta al pubblico delle fonti documentarie che permettono di ricostruire le radici e i momenti di svolta delle principali culture politiche che hanno dato vita al PD.
La proposta dell’Ufficio di Presidenza del Gruppo parlamentare del PD alla Camera per un lavoro comune si è concretizzata nella pubblicazione del presente volume che propone quattro temi di particolare rilevanza per rileggere la storia dell’Italia repubblicana. Il volume si compone di introduzioni ai temi e antologie di testi. La prima sezione, intitolata La «cultura della Costituente» è dedicata al momento fondativo della nostra storia repubblicana. La discussione avvenuta in seno all’Assemblea Costituente si concretizzò in quel compromesso “miracoloso” che fu sintesi rara tra visioni del mondo; un sapiente dosaggio di accordi e di intese cercati nella consapevolezza che occorresse fissare punti comuni, un minimo comun denominatore, dal quale ripartire: uno straordinario esempio di tensione civile e morale e di senso storico volti alla rinascita del Paese. La storia dell’Italia repubblicana è riletta attraverso il nesso nazionale-internazionale nella sezione intitolata Nazione e interdipendenze. La dimensione nazionale e quella internazionale non sono separabili e la storia del Novecento mostra esemplarmente cosa significhi interdipendenza. La Guerra fredda ha segnato per lunghi anni la storia mondiale, mentre la costruzione dell’Europa ha, d’altra parte, avviato un processo di integrazione che comporta un profondo ripensamento del vecchio Stato-nazione e il superamento dei suoi limiti. Volgendo lo sguardo alle intersezioni tra la geografia e la storia si può imparare molto sull’Italia e sugli italiani. Con una battuta diventata famosa, il principe di Metternich disse che l’Italia era soltanto un’espressione geografica. A questa frase altezzosa si può rispondere con un’altra battuta, questa volta di Fernand Braudel: «Ma è davvero poca cosa essere un’espressione geografica?».
La terza sezione – L’Unità tra geografia e storia – affronta la questione dell’Unità nazionale inserendola dentro la dimensione globale, europea continentale e mediterranea.
Con la quarta sezione, intitolata Una Repubblica di donne e di uomini, si ritorna alle origini dell’Italia repubblicana agli anni in cui le donne irrompono massicciamente sulla scena della politica nazionale. Nel 1946 le italiane si recano per la prima volta alle urne, votano e sono elette. È un segno distintivo della nuova Repubblica che non garantirà però il pieno ingresso delle donne nella vita nazionale per lunghi anni segnata da pregiudizi e ostacoli che saranno vinti e rimossi solo dopo le battaglie combattute innanzitutto dalle associazioni femminili di massa.
La scelta dei temi è stata inevitabilmente molto parziale, ma si è voluto offrire un primo ventaglio di questioni che meritano di essere approfondite per ridefinire consapevolmente il nostro agire politico in una prospettiva che è insieme nazionale, europea e mondiale.