IL LAZIO E LA COSTITUENTE

a cura di Emanuele Bernardi e Federico Lucarini
Roma, Carocci 2007
pp. 224, € 19,80 | 9788843045532

 

 

 

Atti del convegno promosso dalla Fondazione Istituto Gramsci, Roma 26 gennaio 2006

 

 

 

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Indice

Introduzione di Emanuele Bernardi e Federico Lucarini
Classi dirigenti nazionali, centro e periferia dalla caduta del fascismo alla Costituente di Federico Lucarini
La campagna elettorale per la Costituente di Maurizio Ridolfi
La Costituente al lavoro di Aldo G. Ricci
Chiesa, Santa Sede e Costituente di Carlo F. Casula
I costituenti della DC di Emanuele Bernardi e Maria Chiara Mattesini
Le sinistre alla Costituente: PCI, PSIUP e PSLI nel collegio XX del Lazio di Monica Cardinali
I repubblicani, i liberali, l’Uomo qualunque alla Costituente di Fabrizio Astolfi
Indice dei nomi


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In breve

La Costituente fu il luogo di una complessa e articolata mole di iniziative e decisioni, che investirono non solo l’ambito di una Costituzione da scrivere, ma anche temi politici ed economici. Il concetto di “territorio” che emerge dall’azione dell’Assemblea non si limita a quello tipico della storia dell’amministrazione, riconducibile al dibattito sulle autonomie locali, ma tocca altresì il livello più ordinario dell’azione politica. Attraverso la ricostruzione del profilo e dell’attività dei Costituenti del Lazio, il volume dimostra come i diversi problemi dell’epoca — nazionali per la maggior parte, ma anche locali perché caratteristici dell’area laziale per via della presenza del Vaticano e di determinati equilibri politico-economici — trovassero nell’Assemblea, e negli interventi degli eletti nel Collegio XX, una “cassa di risonanza” e un luogo di discussione. In un contesto sottoposto a forti spinte centrifughe e particolaristiche, tendente alla disgregazione a causa degli effetti della guerra, la Costituente funzionò anche da “cerniera”, svolgendo un ruolo funzionale all’attività aggregatrice dei partiti di massa e contribuendo a costruire un raccordo tra i diversi livelli dell’amministrazione e della vita politica.


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Introduzione

di Emanuele Bernardi e Federico Lucarini
Il presente volume è costituito dagli atti del convegno I costituenti del Lazio, tenutosi a Roma il 26 gennaio 2006 e promosso dall’Assessorato alla Cultura della Regione Lazio in collaborazione con la Fondazione Istituto Gramsci e l’Istituto Luigi Sturzo.
Il volume ricostruisce il profilo e l’attività dei costituenti eletti nel Lazio e analizza i rapporti tra l’attività dell’Assemblea nazionale costituente e il territorio della nostra regione, con l’obiettivo duplice, sottolineato dall’assessore Giulia Rodano nell’intervento con cui ha aperto i lavori del convegno, di «contribuire concretamente alla ricostruzione dell’identità culturale del Lazio» e di celebrare il sessantesimo anniversario dell’elezione dell’Assemblea costituente «in modo non rituale ma mettendo a disposizione della nostra istituzione, degli studiosi, degli studenti e dei cittadini una ricerca originale su una pagina fondamentale della storia della nostra democrazia e del nostro territorio». Il lavoro dei costituenti ha infatti finora formato l’oggetto di studi prettamente giuridici, e quando è stato lambito dagli studi storici, ciò è avvenuto quasi esclusivamente in riferimento ai profili biografici di alcune delle maggiori personalità, mentre molto raramente si è tentato di “mettere in cantiere” una ricerca su base geografica o territoriale, né da parte di singoli studiosi, né tanto meno cercando di coordinare équipe di ricercatori. Ebbene – e questo teniamo a sottolineare con forza e, al tempo stesso, con una punta di malcelato orgoglio – i costituenti del Lazio ricevono in questo volume attenzione non tanto e non solo per i loro individuali percorsi biografici quanto per il ruolo svolto in sede di Assemblea costituente, i cui precedenti – con i complessi dibattiti sviluppatisi fin dall’Unità – sono qui introdotti da Federico Lucarini, mentre le linee generali di azione e le tendenze interne sono ripercorse da Aldo Ricci.
Alcuni dei costituenti del Lazio parteciparono al dibattito sull’ordinamento istituzionale, confrontandosi sui nodi dell’annoso rapporto centro-periferia, ossia dei poteri da assegnare agli enti locali rispetto all’assetto conseguito al centro del sistema, all’apparenza rimasto immutato durante la ventennale esperienza fascista. La nascita delle Regioni, i progetti di decentramento e di responsabilizzazione finanziaria dei Comuni e delle Province, costituirono il tema centrale, come è noto, di quel dibattito.
Tale attività non si esaurì, tuttavia, nella definizione e discussione del testo costituzionale. La Costituente fu il luogo di una complessa e articolata mole di iniziative e decisioni, che toccavano non solo l’ambito della Costituzione, ma anche temi politici ed economici, specificatamente governativi. Furono discussi infatti, come è noto, temi quali l’ordine pubblico, la fiducia ai governi, l’inflazione e il mercato nero, le bonifiche ecc.; alcuni osservatori, a questo proposito, hanno parlato di una “supplenza” svolta dall’Assemblea nei confronti del governo, quando non – addirittura – di un “doppio governo”. Il concetto di territorio che emerge dalle relazioni, in particolare quelle di Maria Chiara Mattesini e Emanuele Bernardi o di Monica Cardinali e Fabrizio Astolfi relative ai partiti (DC, PCI-PSIUP, repubblicani e destre), non è dunque solo quello tipico del linguaggio o della storia dell’amministrazione, riconducibile al dibattito sulle autonomie locali, ma si potrebbe tradurlo con il termine di livello “basso” dell’azione politica. Numerose e varie sono le richieste e le denunce fatte dai costituenti in merito a problemi quali la casa e l’alimentazione, i servizi igienici e i trasporti, l’assegnazione delle terre incolte, le condizioni delle donne violentate dalle truppe di liberazione, l’organizzazione dell’anno santo 1950.
Le diverse relazioni, basate su documenti provenienti dagli archivi dell’Istituto Luigi Sturzo e della Fondazione Istituto Gramsci e sugli atti della Costituente, dimostrano come i diversi problemi esistenti in quel periodo, nazionali e per questo comuni al resto del paese per la maggior parte, ma anche locali perché caratteristici dell’area laziale per via della presenza del Vaticano – questione sulla quale si sofferma la relazione di Carlo Felice Casula – e di determinati equilibri politico-economici, trovassero nell’Assemblea una cassa di risonanza e un luogo di discussione e di confronto democratico. In un contesto sottoposto a forti spinte centrifughe e particolaristiche, indotto alla disgregazione a causa degli effetti della guerra, la Costituente funzionò così anche da cerniera, svolgendo un ruolo funzionale all’attività politica dei partiti di massa e contribuendo a costruire su nuove basi un raccordo tra i diversi livelli dell’amministrazione e della vita politica.
La netta vittoria della DC nella campagna elettorale della primavera del 1946, come emerge dalla relazione di Maurizio Ridolfi, contribuì senz’altro a rendere il Lazio un’area con caratteristiche politiche specifiche, una sorta di laboratorio per l’ipotesi centrista poi perseguita dal 1947 in poi con l’esclusione delle sinistre dal governo. In un’area caratterizzata ancora da un’economia prettamente agricola, le spinte per interventi riformatori si coniugarono ai progetti di egemonia politica coltivati dai due partiti più rappresentativi, il PCI e la DC, che alternarono la pressione dal basso con la sollecitazione degli organi prefettizi appunto attraverso la Costituente, per ottenere interventi del governo in favore della popolazione locale.
Ci sembra emerga – in conclusione – un quadro ricco e variegato del Lazio, che appare e si presenta ai colleghi di Assemblea – tanto in seduta plenaria come nelle specifiche commissioni di lavoro – come un’area decisiva, quasi una sorta di “incunabolo” per l’affermazione della Democrazia cristiana e l’iniziale definizione di equilibri tra i soggetti politici, spesso anche antagonisti, che si sarebbero mantenuti tali per oltre un ventennio.