Il XX Congresso del Pcus

a cura di Francesca Gori
Franco Angeli, Milano 1988
pp. 336 | 9788820425500

 

Atti del convegno internazionale promosso dalla Fondazione Istituto Gramsci, patrocinato dalla Regione Toscana e dalla Lega nazionale cooperative e mutue-Comitato regionale toscano, Firenze 2-5 ottobre 1986, Franco Angeli, Milano 1988

 
Sono rari gli eventi nella storia in cui si possono cogliere tendenze e controtendenze che affondano le proprie radici negli strati profondi di una determinata formazione storica. Il XX Congresso del Pcus è una di queste eccezioni. Esso investì tutta la società sovietica (e non soltanto), e rappresentò una sorta di autentica presa di coscienza collettiva da parte di un popolo che aveva fino allora troppo lavorato, troppo combattuto e troppo sofferto per le persecuzioni di massa staliniane, per potersi concedere una pausa di riflessione, e che finalmente dava sfogo al suo bisogno di interrogarsi sulla propria identità, sul proprio passato, certo, ma anche sul proprio futuro.
Naturalmente le risposte a questi interrogativi non potevano non essere diverse. E di fatto lo furono. Per tutti il XX Congresso rappresentò la raggiunta consapevolezza della diversa collocazione e del diverso prestigio che il proprio paese aveva conquistato.
Le stesse «idee nuove» del XX Congresso, e a maggior ragione quelle riesumate, mostrano il segno di questa contraddittorietà. La non inevitabilità della guerra – questa singolare doppia negazione – non è l’esatto equivalente all’idea che la prevenzione dei conflitti sia realisticamente possibile. A trent’anni dal XX Congresso il dibattito fra studiosi di diverse tendenze culturali e di diversa provenienza nazionale consente di riflettere con vastità di prospettive su temi e problemi centrali della storia del nostro secolo.
 
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Indice
Giuliano Procacci, Presentazione
 
Politica estera
Adam B. Ulam, The Twentieth Party Congress and Soviet Foreign Policy
Adriano Guerra, Una concezione ancora prenucleare della consistenza pacifica
Pierre Kende, La rédéfinition des rapports entre l’URSS et l’Europe de l’Est après la mort de Staline
Anna Di Biagio, La teoria dell’inevitabilità della guerra
Evgenij A. Ambarcumov, Le riforme in Unione Sovietica da Chruscév a Gorbacév
 
Interventi
François Fejtó, 1956 et l’Hongrie
Livio Maitan, Riflessioni generali sul 1956
Tibor Hajdu, The Twentieth Party Congress and Hungary
Silvio Leonardi, Chruscév e la competitività internazionale
Stefano Bianchini, Il XX Congresso, la Jugoslavia e il non allineamento
 
Politica interna
George W. Breslauer, On Criticism: the Significance of the Twentieth Party Congress
Robert V. Daniels, The Critical Intelligentsia and the Failure of Reform
Fabio Bettanin, Dall’oligarchia all’oligarchia. Il gruppo dirigente sovietico negli anni di Chruscév
Sergio Bertolissi, Il ‘nuovo corso’ dell’economia sovietica. 1953-1957
Silvio Pons, La politica organizzativa nell’apparato del PCUS 1953-1962
 
Interventi
Archie Brown, Khrushchev, Gorbachev and the Prospects for Reform
Donald Filtzer, Khrushchev and the Working Class: the Stumbling Block to Reform
 
Echi e ripercussioni nel mondo
Giuseppe Boffa, Le ripercussioni internazionali del XX Congresso dei comunisti sovietici
Michal Reiman, Il XX Congresso del PCUS e gli aspetti nazionali delle relazioni fra l’URSS e i paesi socialisti europei
Heinz Timmermann, Chruschtschow und das kommunistische Parteinsystem
Robert Service, De-Stalinisation in the USSR before Khrushchev’s Secret Speech
 
Interventi
Antonin Liehm, Un témoignage sur l’Europe de l’Est en 1956
Antonio Moscato, Ungheria e Polonia di fronte al XX Congresso
Antonio Elorza, Chruscevismo e orientamento democratico: il caso spagnolo
Jiri Pelikan, Il 1956 in Cecoslovacchia
Roger Martelli, Le PCF et l'”inoubliable 1956″
Gabor Szekely, Balance of Power, Instability, Pursuit of Consolidation
 
Summaries
Sommari
Autori