LE FORME E LA STORIA

SCRITTI IN ONORE DI BIAGIO DE GIOVANNI
a cura di Marcello Montanari, Franca Papa, Giuseppe Vacca
Napoli, Bibliopolis 2011
pp. 459 | 978887886139

 

 

 

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Indice

Prefazione
IL MAESTRO
Franca Papa, Come eravamo
Giuseppe Vacca, I Marx di De Giovanni
Mario Telò, La costruzione dell’ Unione Europea e la sua legittimità mista: con gli Stati oltre lo Stato
LO STORICO DELL’ ARTE
Stefano Causa, Lo storico dell’arte
Ferdinando Bologna, Per Biagio de Giovanni
Pierluigi Leone de Castris, Ritratto di Niccolò di Simone
Marina Causa Picone, I corpi e gli uomini
FILOSOFIA, POLITICA, STORIA
Roberto Esposito, Fortuna e politica all’ origine della filosofia italiana
Giacomo Marramao, Les langages du pouvoir: Machiavel, Montaigne, La Boetie
Michele Ciliberto, Su Della Porta
Francesco M. De Sanctis, Orfananza senza lutto. Il destino della fraternità nella ‘ripetizione’ moderna del ciclo di emancipazione dall’ autorità paterna
Maria Donzelli, La barbarie della riflessione dei nostri tempi
Giuseppe Cantillo, Modelli di relazione tra etica e politica
Salvo Mastellone, La democrazia europea di Mazzini
Giuseppe Galasso, Alcune riflessioni sulla “grande” Napoli italiana del 1860-1920
Gaetano Calabrò, Croce, Sorel e l’ Europa
Francesca Izzo, Democrazia e cosmopolitismo “di tipo nuovo”
Massimo Cacciari, Da Heidegger a Hegel
Vincenzo Vitiello, Messianesimo e nichilismo.Walter Benjamin e il tramonto della teologia politica
Marcello Montanari, Sovranità e lavoro nella Costituzione italiana
Francesco Paolo Casavola, Stato sociale e tutela della persona dal Welfare-state alla dignità dell’ uomo
Andrea Manzella, Costituzionalismo e democrazia nella dimensione internazionale
Franco Cassano, Fenomenologia del processo del lunedì. Ovvero perché tutti ragioniamo con il senno di poi
Nicola Auciello, Alcuni preliminari ad un pensiero del tempo
Rita Felerico, Per te
Bibliografia di Biagio de Giovanni, a cura di Luca Basile


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In breve
Allievi e amici di Biagio de Giovanni hanno voluto, con questo volume, rendere omaggio all’amico e al maestro nell’occasione del suo ottantesimo compleanno, con la consapevolezza che la sua attività, ancora oggi, stimola il lavoro di ciascuno e mostra come non esistano scorciatoie e improvvise intuizioni nell’affrontare i problemi del presente, ma solo la “fatica del concetto” e del lavoro quotidiano. Sono qui raccolti gli scritti di: F. Papa, G. Vacca, M. Telò, S. Causa, F. Bologna, P. Leone de Castris, M. Causa Picone, R Esposito, G. Marramao, M. Ciliberto, F.M. De Sanctis, M. Donzelli, G. Cantillo, S. Mastellone, G. Galasso, G. Calabrò, F. Izzo, M. Cacciari, V. Vitiello, M. Montanari, F.P. Casavola, A. Manzella, F. Cassano, N. Aucidlo, R. Federico.


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Premessa

Gli scritti che qui si raccolgono in onore di Biagio de Giovanni, pur non volendo costituire un confronto diretto con tutte le tematiche filosofiche e politiche affrontate dal nostro maestro in alcuni decenni di attività culturale, sono, comunque, tutti in dialogo con tale lunga e complessa attività.
Il volume si apre con un gruppo di contributi che ricordano e indagano il magistero culturale e politico di De Giovanni o, per usare categorie che appartengono alla sua storia intellettuale, l’ oggettivarsi stesso della sua “esperienza” nella ricerca e nella didattica. Essi sono un omaggio al maestro e un primo tentativo di ricostruire il suo lavoro. La seconda parte è un riconoscimento al De Giovanni “sconosciuto” (o, almeno, meno noto): lo studioso di storia dell’ arte. Attività che egli, con qualche civetteria, giudica la sua vera vocazione. La terza parte raccoglie scritti che, percorrendo le vicende della cultura moderna (dal Rinascimento a oggi), di fatto si confrontano con la sua ricerca teorica e con essa, a volte, si muovono in “divergente accordo”. In verità, è difficile trovare un territorio della cultura filosoficopolitica moderna che non sia stato toccato dal lavoro di Gino. Lontana da lui è l’ immagine dello studioso che dedica la sua vita a un solo autore o a un solo periodo storico. È questo uno dei tratti più significativi del suo lavoro: il non essersi mai chiuso in uno spazio culturale limitato, ma l’ aver percorso, tematizzato e analizzato la modernità non per “lumi sparsi”, ma “inseguendola” nella sua irriducibile multiformità. Forse, l’ obiettivo della sua ricerca è stato proprio questo: com-prendere la complessità e la storicità del moderno. Appunto: le forme e la storia del moderno. Perciò, con la sua ricerca ci si ritrova sempre a dover fare i conti.
Alcuni suoi allievi lo ricordano ancora, come docente di Filosofia morale, leggere e commentare i testi di Rousseau, di Hegel e di Marx. Da quelle lezioni sono nati i volumi su Hegel e il tempo storico della società borghese (1970) e La teoria politica delle classi nel “Capitale” (1976). Scritti che, li si voglia condividere o meno (ed egli stesso mostra nei loro confronti qualche perplessità), hanno segnato una stagione culturale. Ma, prima del De Giovanni studioso di Hegel e Marx, v’ è il De Giovanni studioso di filosofia del diritto che offre ricerche, ancora oggi additate come “classici” dagli studiosi di quella disciplina. È il De Giovanni autore di Fatto e valutazione nella teoria del negozio giuridico (1958) e di La nullità nella logica del diritto (1964). E v’ è il De Giovanni studioso del pensiero politico napoletano (Filosofia e diritto in F. D’ Andrea del 1958 e La vita intellettuale a Napoli fra la metà del Seicento e la restaurazione del Regno del 1970). Da questi lavori, al cui centro stanno sempre la figura di Vico (De Giovanni si è laureato discutendo una tesi su Vico) e il tema dell’ esperienza culturale nel suo farsi vita, mondo, nasce, forse, la sua passione per la pittura del Seicento (da Caravaggio a Salvator Rosa e a Luca Giordano), quasi a voler cogliere in essa l’ oggettivarsi stesso dello spirito e della vita culturale del tempo. L’ attenzione ai temi vichiani e le indagini sullo storicismo tedesco condotte in L’ esperienza come oggettivazione (1962) non potevano che scaturire da questa volontà di cogliere l’ esperienza umana nel suo oggettivarsi nella scienza e nella vita politica. L’ interesse per Hegel e per il marxismo (Gramsci, in particolare) non viene meno negli anni ’80 del secolo scorso, ma si complica e si ridisegna entro un tentativo di rileggere la complessa e tortuosa storia del mondo moderno. Ed ecco, allora, emergere la necessità non solo di ripensare le origini del pensiero politico moderno (Machiavelli, Bruno e, ancora, Vico), ma anche le forme e le istituzioni della “democrazia dei moderni”, le sue ragioni costitutive, i suoi limiti, le sue fragilità. Sotto la sua lente vengono poste la storia e la cultura del comunismo (La nottola di Minerva del 1989 e Dopo il comunismo del 1990). Interventi teorico-politici che, tuttavia, non lo distraggono dall’ impegno nelle istituzioni universitarie. È, infatti, dal 1987 al 1989 rettore dell’ Istituto Orientale di Napoli.
Eletto deputato al Parlamento europeo nel 1989 e riconfermato nel 1994, diviene presidente della Commissione per gli affari istituzionali. Tuttavia, questo impegno politico non ne fa un uomo “totus politicus”. Ad essere indagate sono, ora, le ragioni del costituirsi di un nuovo soggetto politico: l’ Europa. Egli riesce a tenere in tensione il suo lavoro istituzionale con la sua attività di ricerca. L’ esperienza diretta delle istituzioni europee gli offre nuovo materiale per una rinnovata attenzione alle teorie della democrazia e delle costituzioni moderne. Perciò, una volta ritornato all’ insegnamento universitario, assumendo la cattedra “Jean Monnet” sulla “Storia dell’ integazione europea” presso l’ Istituto Orientale, è da quella esperienza istituzionale che scaturiscono le riflessioni teoriche contenute in L’ ambigua potenza dell’ Europa (2002) e in La filosofia e l’ Europa moderna (2004), quasi a dimostrare, ancora una volta, che una “filosofia rigorosa” non possa che scaturire dall’ “esperienza”. Per tornare, da ultimo, in A destra tutta (2009), a interrogare la politica con quelle aspre e socratiche domande che solo una filosofia irriverente può formulare.
Sono queste, dunque, le coordinate entro cui si viene svolgendo, ancora oggi, un pensiero che non si acquieta e che incalza gli amici e gli allievi. Amici e allievi che quel pensiero – come questo volume mostra – non esitano a mettere in discussione, perché esso stesso sollecita la discussione e quasi esibisce i punti rimasti inesplorati, gli interrogativi inevasi. Perché, appunto, del maestro non è offrire soluzioni ma mettersi in giuoco, provocare discussioni e nuove ricerche. Per queste ragioni, il volume non è solo un omaggio al maestro ma a chi, ancora oggi, ci pungola, mostrando come nella ricerca non esistano scorciatoie e improvvise intuizioni, ma solo il rigore della filologia e la “fatica del concetto”. Nello stesso tempo, questo volume è testimonianza di quanto il suo magistero e questo suo incalzarci abbiano segnato tutti noi, anche se ognuno di noi ha, poi, seguito il proprio demone.