PALMIRO TOGLIATTI

SCRITTI 1917-1964
a cura di Michele Ciliberto e Giuseppe Vacca con saggi di David Bidussa, Michele Ciliberto,
Leonardo Pompeo D'Alessandro, Francesco Giasi, Silvio Pons, Giuseppe Vacca
Bompiani, Milano 2014 | pp 2298, € 55,00 | 9788845277504
PUBBLICAZIONE REALIZZATA CON IL CONTRIBUTO DELLA FONDAZIONE

 

 

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Indice
Sigle di enti e organismi
Prefazione
di Michele Ciliberto, Giuseppe Vacca
Cronologia della vita di Palmiro Togliatti (1893-1964)
di Maria Luisa Righi
Il fascismo in Italia e in Europa
Introduzione di Leonardo Pompeo D’Alessandro
La democrazia repubblicana
Introduzione di Giuseppe Vacca
L’eredità di Gramsci
Introduzione di Francesco Giasi
Momenti della storia d’Italia
Introduzione di David Bidussa
Il Pci e il comunismo internazionale tra politica e storia
Introduzione di Silvio Pons
L’intelligenza italiana (recensioni e corsivi)
Introduzione di Michele Ciliberto
Indice dei nomi nelle recensioni
Indice dei nomi nel testo
Indice generale


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In breve
Nel corso della sua vita Togliatti coniugò l’attività di dirigente di partito con un’intensa riflessione sulla politica e sulla storia del Novecento, sulla cultura e sulla filosofia italiana e europea. Il volume raccoglie un’ampia scelta degli scritti e dei discorsi di preminente valore culturale dal 1917 al 1964: dagli esordi giornalistici negli anni della Grande guerra al celebre Memoriale di Jalta. L’antologia – la più ampia pubblicata in un unico volume – è costituita da sei sezioni tematiche ordinate cronologicamente e dedicate alla storia d’Italia, al fascismo in Italia e in Europa, alla democrazia repubblicana, al comunismo internazionale, all’eredità di Gramsci, alle polemiche culturali.


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Prefazione
di Michele Ciliberto e Giuseppe Vacca

Quando Giovanni Reale e Elisabetta Sgarbi ci proposero di progettare un volume di scritti e discorsi di Palmiro Togliatti per questa collana, non ci colsero di sorpresa: la nostra lunga consuetudine con la sua opera politica e intellettuale ci aveva persuasi da tempo del suo respiro teorico; accogliemmo perciò con convinzione la proposta pur essendo consapevoli della sua difficoltà. Eravamo poi convinti che ci fossero ormai le condizioni per guardare alla sua opera da una sufficiente distanza e che fosse possibile riconsiderarla liberi da vecchi pregiudizi di carattere ideologico che hanno a lungo pesato sulla sua figura, per motivi, peraltro, comprensibili sul piano storico. Fummo subito confortati in questa nostra decisione dalla disponibilità dei collaboratori ai quali ci eravamo rivolti, approfondendo insieme le possibilità del progetto e i criteri da seguire. Così è nata quest’opera, che si propone, da un punto di vista specifico, di consegnare Palmiro Togliatti alla storia generale del nostro Paese, sganciandone la figura, nella misura del possibile, da controversie e contrapposizioni che oggi non hanno più nulla da dire. Vorremmo spiegare, in questa premessa, i criteri ai quali ci siano attenuti e la ragione delle scelte che abbiamo fatto per cercare di raggiungere questo risultato. La storia del pensiero europeo moderno ci ha insegnato che le grandi personalità politiche possono essere «incarnazioni» di concezioni generali e anche, in senso più rigoroso, di teorie filosofiche in atto. Ma se questo è vero in linea generale, il problema specifico, meglio, la sfida che abbiamo dovuto affrontate è consistita nel verificare se questo criterio possa valere anche per Togliatti. Che si tratti di una grande figura della politica italiana ed europea, non avevamo dubbi; né, qualunque sia il giudizio che si voglia dare sulla sua opera, ci sembra possibile averne sul piano storico. Una delle ultime lettere dell’epistolario di Togliatti, fino a poco tempo fa inedita, fu scritta da Lord Weidenfeld il 10 giugno 1964. Essa ci informa sull’accordo trovato per la stesura di un’autobiografia che la casa editrice Weidenfeld & Nicholson avrebbe diffuso in inglese nella cultura mondiale. È un documento significativo della percezione internazionale della figura di Togliatti nell’emisfero occidentale quando – negli ultimi anni della sua vita – egli si era schierato in prima linea contro le posizioni del comunismo cinese sulla inevitabilità della guerra e aveva cominciato a inserire il Pci fra le forze del socialismo europeo che stavano aprendosi alla prospettiva della integrazione del Vecchio Continente. Né minore era stata l’attenzione internazionale al discorso tenuto da Togliatti a Bergamo il 20 marzo 1963, in cui aveva avviato una revisione profonda del marxismo in tema di religione e «modernità». Naturalmente non si può proporre il pensiero di Togliatti come se fosse un «filosofo individuale» o uno «scienziato della politica». Egli fu per oltre quarant’anni «un combattente» coinvolto in quasi tutti i teatri più drammatici della «guerra civile europea». La sua statura politica e intellettuale emerse in Occidente solo dopo la caduta del fascismo e il primo ventennio repubblicano ne favorì le proiezioni internazionali più significative. Come collocare, quindi, la figura di Togliatti in questa collana? Il rischio da evitare era quello di estrarre dalla sua opera politica un insieme di pensieri per razionalizzare e giustificare teoricamente ogni momento della sua azione ed enucleare, infine, un’eredilà da trasmettere «scolasticamente». Al tempo stesso, la sfida di collocare una selezione dei suoi scritti in una collana dedicata al «pensiero occidentale» poneva il problema di individuare delle categorie di ordine generale in cui disporre un materiale molto vasto. Di qui la scelta di dare un ordine tematico agli scritti disponendoli dianonicamente all’interno di partizioni in grado di soddisfare questa esigenza preliminare. A ciascuna di esse è stata premessa una introduzione critica che inquadra gli scritti nel contesto storico in cui furono concepiti, componendo così un volume che ha l’ambizione di offrire una esauriente biografia intellettuale. Non però una biografia événementielle, fondamentale per un uomo politico, della quale, peraltro, già si dispone; ma una «biografia intellettuale» saldamente intrecciata alla sua azione politica, entro cui essa si risolve fin dagli anni della giovinezza. Ci pare che l’insieme degli scritti qui raccolti raggiunga lo scopo grazie al carattere peculiare della figura di Togliatti che, per usare una formula, consiste nella tenace, continua riaffermazione di uno stile di leadership politica fondato sull’esercizio della direzione intellettuale. Sotto questo profilo la relazione con la figura di Gramsci risalta con evidenza, ma l’insieme degli scritti prescelti e il loro distendersi lungo un arco di tempo che va dal 1917 al 1964 ne mettono in luce anche differenze e autonomia. Fra loro ci fu, dunque, interazione, non un rapporto di «filiazione», come Togliatti stesso era solito affermare quando parlava di sé e di Gramsci: mostrare, e comprendere, questo punto sul piano storico è stato uno dei nostri principali obiettivi. Con il passare degli anni e l’accrescersi dei documenti appaiono infatti sempre più evidenti le loro differenze su una molteplicità di piani: carattere e personalità, sensibilità culturale, concezione della politica e, in generale, dei rapporti con il potere. […]