GRAMSCI. I QUADERNI DEL CARCERE E LE RIVISTE RITROVATE

 

Il catalogo Gramsci. I Quaderni del carcere e le riviste ritrovate da conto dei contenuti della mostra. Nel volume compaiono, insieme ai manoscritti di Gramsci, le copertine e i frontespizi di otto libri che provengono dalla biblioteca familiare di Ghilarza; una selezione delle schede bibliografiche; le prime pagine delle riviste ritrovate solo un anno fa nella soffitta della casa di Ghilarza che si rivelano fonti di primaria importanza per la ricostruzione della formazione culturale di Gramsci. 

La mostra dei Quaderni del carcere di Antonio Gramsci è andata arricchendosi nel tempo e nei passaggi da una città all’altra. Nell’edizione di Cesena, ai trentatré scritti fra il 1929 e il 1935 si aggiungono i due quaderni ricevuti a Turi nel 1933 ma lasciati in bianco, che vengono esposti per la prima volta, e alcuni dei foglietti superstiti di un ampio schedario bibliografico che Gramsci aveva compilato negli anni del liceo e dell’università; un’ulteriore integrazione è costituita da libri e riviste appartenenti alla biblioteca che aveva messo insieme da giovane, in parte già inclusi nella mostra Le riviste ritrovate: la formazione di Gramsci in Sardegna allestita nel settembre 2018 alla Casa Museo di Ghilarza da Luca Paulesu, che ha recuperato questi e altri importanti documenti rimasti presso la famiglia. Al centro della mostra restano ovviamente i Quaderni, con le molte suggestioni che possono suscitare. Possiamo leggerli come un grande schedario, in cui gli spunti da libri e riviste vengono di necessità registrati non su schede mobili, ma su fogli inquadernati. O anche come un continuo esercizio mnemonico: impossibilitato ad avere tutti i libri che vorrebbe o di cui avrebbe bisogno per le sue ricerche e a fare i controlli e i riscontri che ogni studioso è solito svolgere nelle biblioteche, Gramsci deve affidarsi spesso al ricordo di antiche letture, di eventi vissuti, di personaggi incontrati e conosciuti; oppure riprende concetti e temi su cui si era soffermato nella sua attività politica o negli anni universitari. Con una memoria, vien da dire, prodigiosa, se può riscrivere pressoché alla lettera nel Quaderno 1 interi brani delle sue Note sul problema meridionale, rimaste sul tavolo di casa al momento dell’arresto. La mente del prigioniero ritorna dunque agli articoli che aveva pubblicato, alle schede di lettura che avevano accompagnato i suoi studi, ai tanti libri accumulati fin da ragazzo e rimasti nelle case che aveva abitato (e per la cui conservazione e raccolta si raccomanda più volte nelle lettere ai familiari). La mostra di Cesena vuole rendere visibili al pubblico, nella loro materialità, i documenti di una biografia intellettuale che non cessa di produrre stupore e ammirazione per la ricchezza del percorso compiuto. Oggi sappiamo molto di più sulla formazione di Gramsci: se erano già note le sue precoci letture di riviste come “La Voce”, “L’Unità” di Salvemini, “Il Marzocco” e “Le Cronache letterarie”, niente si sapeva di altre testate lette con attenzione (come confermato anche dallo schedario) e degli abbonamenti a periodici come “Patria” o “La Lupa” di Paolo Orano (un autore sul quale ritorna nei Quaderni). I collegamenti che si possono stabilire fra manoscritti del carcere, libri, schede e riviste retrodatano così agli anni trascorsi in Sardegna la conquista di una già significativa maturità culturale. Ne risulta meglio leggibile, nella sua interezza, il processo “sperimentato da un ‘triplice o quadruplice provinciale’ come certo era un giovane sardo del principio del secolo” di cui Gramsci scrive nel Quaderno 15: riuscire a “sprovincializzarsi” grazie a un “continuo tentativo di superare un modo di vivere e di pensare arretrato […] per appropriarsi un modo di vivere e di pensare non più regionale e da ‘villaggio’, ma nazionale, e tanto più nazionale (anzi nazionale appunto perciò) in quanto cercava di inserirsi in modi di vivere e di pensare europei, o almeno il modo nazionale confrontava coi modi europei, le necessità culturali italiane confrontava con le necessità culturali e le correnti europee (nel modo in cui ciò era possibile e fattibile nelle condizioni personali date, è vero, ma almeno secondo esigenze e bisogni fortemente sentiti in questo senso)”.

 

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la mostra