La strage di Piazza della Loggia: i lavoratori in difesa della democrazia e l’autogestione dell’ordine pubblico

ANNO 58 2017
N. 2, APRILE-GIUGNO
Pierfrancesco Palaia pp. 485-511
RICERCHE

Il 12 dicembre 1969 con la strage di Piazza Fontana sull’Italia piomba una spirale di violenza che infiammerà e condizionerà gli anni successivi. È molto importante chiarire che tipo di emergenza rappresenti per il sindacato italiano la stagione del terrorismo. Una riguarda la convinzione del movimento sindacale, in particolare della Cgil, di doversi occupare direttamente della difesa dell’ordine pubblico; l’altra la percezione di una sovraesposizione delle istituzioni e della società italiana ad un rischio di collasso democratico. A Brescia il sindacato si fa Stato, diventa gestore in prima persona dell’ordine pubblico e viene percepito dalla città come unico soggetto legittimato a questo compito. A Brescia si crea una sorta di sospensione temporale che dura circa due mesi in cui la Camera del lavoro diviene la centrale operativa nella gestione dell’ordine pubblico e la classe operaia si sostituisce de facto allo Stato. Le stragi vengono percepite infatti come un attacco alle conquiste del movimento operaio e lo Stato non viene ritenuto in grado di svolgere un’azione efficace su questo terreno perché minato al suo interno da connivenze e contiguità con i protagonisti della strategia della tensione. Gli operai garantiscono la difesa delle massime istituzioni, quegli stessi operai che nella piazza inscenano una dura manifestazione di protesta nei confronti di quelle stesse alte cariche dello Stato. L’incapacità dello Stato di arrestare il processo di erosione democratica che sta avvenendo al suo interno pone le basi per una profonda crisi istituzionale in cui i partiti politici saranno i soli soggetti capaci di fornire una risposta. Parole chiave: terrorismo, classe operaia, democrazia, sindacato, Stato.

Parole chiave: terrorismo, classe operaia, democrazia, sindacato, Stato.

 

The massacre of Piazza della Loggia: the workers in defense of democracy and self-management of public order

The December 12, 1969 with the massacre of Piazza Fontana on Italy swoops a spiral of violence that will flash and will affect subsequent years. It is very important to clarify what kind of emergency represents the season for the Italian syndi

cate of terrorism. One is the belief of the trade union movement, especially the CGIL, of dealing directly to the public policy defense; the other the perception of over-exposure of the institutions and the Italian company to a risk of democratic collapse. In Brescia, the union becomes State, becomes manager in person and public order is perceived by the city as the only person entitled to this task. In Brescia you create a kind of suspension of time which lasts about two months when the Labor becomes the operations center in public order management and the working class it will replace de facto the state. The massacres are perceived it as an attack on the achievements of the labor movement and the State is not deemed capable of effective action in this area because it undermined the inside of connivance and contiguity with the protagonists of the strategy of tension. The workers ensure the defense of the most important institutions, those same workers who staged square in a harsh protest against those same high state offices. The difficulties of the state to stop the erosion of democratic process that is taking place within it lays the foundation for a deep institutional crisis in which political parties will be the only entities capable of providing an answer.

Keywords: terrorism, proletariat, democracy, Trade Unions, institutions.


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