«La Verità sta di casa tra Palazzo Filomarino e il Sasso di Matera». Un carteggio tra Alberto Mario Cirese ed Ernesto De Martino

ANNO 60 2019
N. 1, GENNAIO-MARZO
Antonio Fanelli, pp. 5-43


Il carteggio, in gran parte inedito, scandisce una fitta trama di progetti, scambi di idee e polemiche personali lungo un arco cronologico che va dal 1951 al 1965 e ci permette di chiarire il retroterra delle dispute accademiche ed epistemologiche che animarono, nel secondo dopoguerra, la rifondazione dell’antropologia italiana su basi gramsciane. La battaglia politica contro le angustie elitarie del crocianesimo aveva cementato uno stretto legame tra Cirese e de Martino negli anni del «dibattito sul folklore». Tale intesa si era incrinata per via di disaccordi accademici sull’autonomia epistemologica e disciplinare del campo folklorico dalle scienze storiche. Inoltre la collaborazione si interruppe, fra il 1955 e il 1960, poiché Cirese accusò il piú anziano collega di avergli sottratto il suo tema di ricerca: la lamentazione funebre. I due studiosi si ritrovarono entrambi all’Università di Cagliari fra il 1960 e il 1965. E qui le divergenze personali vennero superate dalla comune prospettiva di muoversi dalla «stessa parte della barricata politica» nella difficile opera di costruzione di una moderna scienza antropologica. Dalle lettere e dai materiali inediti emerge la profondità del loro dialogo e la genesi di concetti teorici cruciali del pensiero demartiniano come la «destorificazione» e l’«etnocentrismo critico».

Parole chiave: antropologia culturale italiana, studi demologici gramsciani, morte e pianto rituale, crocianesimo, storicismo

 

«The Truth is at home between Palazzo Filomarino and the Sasso of Matera ». A correspondence between Alberto Mario Cirese and Ernesto De Martino

The largely unpublished correspondence between Alberto M. Cirese and Ernesto De Martino shows a dense network of projects, intellectual exchanges and personal polemics in the years from 1951 to 1965. These documents allow us to clarify the background of academic and theoretical disputes that marked the re-foundation of Italian anthropology – during the postwar period – upon Gramscian bases. The political battle against the elitism of Croce’s philosophy had cemented a close link between Cirese and de Martino in the framework of the «folklore-debate». Their agreement, however, was flawed due to academic disputes on the autonomy of folklore-as-science (in relation to the larger field of historical sciences). Moreover, their collaboration broke off between 1955 and 1960, when Cirese accused his older colleague of having «stolen» a research theme – that of the funeral lament or ritual weeping. Subsequently, the two scholars met again at the University of Cagliari, between 1960 and 1965. Here, personal differences were partially overcome by the common prospect of moving from the «same side of the political barricade» and into the difficult construction of a modern anthropological science. Letters and other unpublished materials bring out the depth of their dialogue, and the genesis of crucial theoretical concepts of De Martino’s thought, such as «destorification» and «critical ethnocentrism».

Keywords:  Italian cultural anthropology, Gramscian demological studies, death and ritual crying, Crocianism, historicism


Vai alla scheda