Rivoluzione passiva e laboratorio politico: appunti sull’analisi del fascismo nei Quaderni del carcere

ANNO 58 2017
N. 2, APRILE-GIUGNO
Fabio Frosini pp. 297-328


L’articolo intende esplorare la stretta relazione tra l’ipotesi che il fascismo sia la «rivoluzione passiva» del XX secolo, e il fatto che esso può essere considerato come una sorta di laboratorio politico. L’ipotesi che il fascismo sia la «rivoluzione passiva » del XX secolo è enunciata da Gramsci come il risultato della critica all’approccio di Benedetto Croce alla storia d’Italia, critica che sfocia nella definizione della crociana «religione della libertà» come un tentativo di stabilizzare il fascismo, cioè di ristabilire l’egemonia borghese sulle masse popolari. D’altra parte, in quanto è uno Stato «totalitario» e una passi politica «totalitaria», il fascismo non può essere considerato come una mera reazione al processo di auto-organizzazione delle masse popolari, che si svolge nei primi decenni del XX secolo e soprattutto dopo la Grande Guerra. In quanto il suo principale obiettivo è di assorbire e canalizzare la spinta delle masse, non di respingerlo, il fascismo è piuttosto un «laboratorio politico» nel quale, per la prima volta nella storia dello Stato nazionale italiano, le masse popolari possono fare il loro «apprendissaggio» della politica. La conclusione che Gramsci trae da questa analisi del fascismo e del discorso crociano sulla «libertà » è che nell’Italia contemporanea è possibile articolare una strategia politica la quale, rifacendosi agli altri valori giacobini della «eguaglianza» e della «fraternità», dia vita a un movimento per la democrazia popolare sotto la parola d’ordine della «costituente».

Parole chiave: Antonio Gramsci, rivoluzione passiva, fascismo, Benedetto Croce, Assemblea costituente.

 

Passive revolution and political laboratory. Some notes on Gramsci’s analysis of fascism in his Prison Notebooks

This article aims to highlight the close relationship between the hypothesis that fascism is the «passive revolution» of the 20th century and the fact that it may be considered as a kind of political laboratory. Gramsci advances the hypothesis that fascism is the «passive revolution» of the 20th century as a result of his 522 Abstracts critique of Benedetto Croce’s approach to Italian history, which culminates in Croce’s definition of «religion of liberty» as an effort to stabilise fascism – that is, as a way to reinstate bourgeois hegemony over the popular masses. On the other hand, as a «totalitarian» State and as a «totalitarian» political practice, fascism cannot be considered as a mere reaction to the process of self-organisation of the popular masses, which was carried out in the first decades of the 20th century and above all after the First World War. Since fascism’s main goal is to absorb and channel the masses’ impulse rather than to reject it, it is a «political laboratory» in which, for the first time in the history of the Italian national state, the «people» can do their «apprenticeship» in politics. The conclusion Gramsci draws from this analysis of fascism and of Croce’s discourse on «liberty» is that in contemporary Italy, it is possible to articulate a political strategy that, recalling the other Jacobin values of «equality» and «fraternity», gives rise to a movement for popular democracy under the slogan of the «constituent assembly».

Keywords: Antonio Gramsci, passive revolution, Italian fascism, Benedetto Croce, constituent Assembly.


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